Il Centro di Ateneo Migrare dell’Università degli studi di Palermo, la Caritas Diocesana di Palermo e l’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Palermo hanno promosso l’iniziativa denominata “Orti Urbani Migrare” con il supporto di Irritec S.p.A. e della Coldiretti di Palermo.
In particolare, è stato realizzato un orto urbano destinato all’uso agricolo di persone migrate. L’intento è di favorirne le capacità di autosostentamento alimentare e di promuovere l’avvio di percorsi virtuosi di sviluppo economico. All’Ateneo di Palermo compete lo svolgimento nell’area di attività formative, di ricerca e di terza missione.
L’orto urbano è stato realizzato nel sito Villa Bordonaro dell’Associazione Culturale “Gli Orti delle Fate”, in via Umberto Boccioni 237, a Palermo.
Il 19 Maggio 2026, alle ore 15.30, si è svolta all’orto la cerimonia di inaugurazione dell’iniziativa alla presenza, tra gli altri, del Magnifico Rettore dell’Università di Palermo, Prof. Massimo Midiri, e dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice, oltre che dei beneficiari originari della Costa d’ Avorio, Sri Lanka, Repubblica Democratica del Congo, Capo Verde, Senegal.
I referenti del progetto sono il Prof. Aldo Schiavello, Direttore del Centro di Ateneo MIGRARE dell’Università di Palermo, Don Sergio Ciresi, Direttore della Caritas Diocesana di Palermo, la Dott.ssa Luisa Capitummino, Direttrice dell’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Palermo.
“La considerazione che sta a fondamento di questa realtà – ha sottolineato l’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice – è che ci riappropriamo del significato più vero della terra, perché è la terra stessa che ci dice che è fatta per portare frutto, a maggior ragione se la terra viene curata e non predata e se viene curata da mani diverse che ci dicono che la terra è un giardino che è stato affidato a tutti: questo, se vogliamo, è un messaggio realmente rivoluzionario e oggi il mondo ha bisogno di questa rivoluzione: la terra ricompresa come casa comune che deve essere portata avanti con grande corresponsabilità. Qui si coltiva la terra, si fanno crescere ortaggi ma si coltivano rapporti e si fa crescere la speranza per un mondo di pace”.














































