Settimana Santa 2026
Il nostro cammino con il Signore Gesù verso Gerusalemme.
«Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “Su di te sia pace!”» (Sal 121,8).
Domenica delle Palme: Passione del Signore
«Come barca in rada / vele afflosciate / annuso il vento. / E urlo, a compagni a riva, / soci di sconfinamenti, / il sogno dell’azzardo» (A. Casati, Ai soci di sconfinamento, 49).
Osiamo anche noi, carissime, carissimi, il sogno dell’azzardo: essere soci del Signore Gesù, soci di sconfinamenti; di lui che si consegna alla passione.
Aneliamo ardentemente di ‘perdere tempo’ con il Signore, di attardarci con lui, incamminarci con lui, salire a Gerusalemme dietro a lui, perché ci renda partecipi della sua passione salvifica: «Facci rimanere uniti a te» (Orazione, Commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme), a te che sei «esangue per passione, sino all’ultimo struggimento di vita… senza sangue per passione… per creature come me esangui. Senza vene gonfie di passione» (A. Casati, L’ultima goccia, 135-136). Rendici capaci con te e come te di «un amore più grande» (Gv 15,13), tu, umile Messia pacifico e disarmato, Re non violento che porti su di te la sofferenza di tutti e il peccato del mondo, che anche oggi dici a chi arma la sua mano: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada» (Mt 26,52).
Nel suo Vangelo Luca registra una scena: «Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: “Se avessi conosciuto anche tu, in questo giorno, ciò che porta alla pace [le cose verso la pace (tà pròs eirénen)]”» (Lc 19,41-42).
Anche per Matteo, Gesù è il Messia pacifico, precisamente nel senso che “fa la pace” tra ebrei e gentili, vicini e lontani (cfr Is 57,19; Ef 2,14-17). È un re atipico. Non esercita il potere e la violenza secondo i criteri umani.
«La folla acclama il re, dimenticando che cavalca un asino, e non un cavallo! Acclama il potenziale vincitore, mentre egli si presenta a Gerusalemme “giusto e umile”, bisognoso di essere salvato come dice il testo ebraico di Zaccaria 9,9 [“giusto e salvato (noša)”]. Gesù piange su un equivoco, equivoco che durerà a lungo e persiste fino ai nostri giorni, persino fra i cristiani, sempre tentati dal fascino della forza, del potere, della vittoria, della sontuosità, delle folle numerose. Ma, finché pensiamo in questo modo, è chiaro che non conosciamo “ciò che porta alla pace”, ma solo la logica della guerra, delle armi, della forza dominatrice e, più grave ancora, concepiamo in quella stessa logica la potenza di Dio» (D. Attinger, Evangelo secondo Luca, 532).
Gesù è il profeta che deve venire. Profeta: un titolo messianico che giustifica il grido dell’osanna: “dona salvezza!”, ma che già evoca anche il suo destino di sofferenza e di morte nella città – Gerusalemme – che uccide i profeti e gli uomini di pace (cfr Mt 23,37). Ma lui indurisce il volto e, deciso, si dirige a Gerusalemme: «per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso» (Is 50,7; cfr Lc 9,51), come «messia / che sceglie ingressi / a groppa d’asino e di puledro» (A. Casati, Per voce di bimbi, 148).
E noi con lui. Senza timore. Fiduciosi. Liberi. Per amore. Siamo qui per questo. Come discepoli e discepole che vivono il nostro travagliato tempo sempre più dimentico della «via della pace». In Is 59,8 si legge: «Non conoscono la via della pace, non c’è giustizia nel loro procedere; rendono tortuosi i loro sentieri, chiunque vi cammina non conosce la pace». E anche l’Apostolo Paolo in Rm 3,19, ricorda che tutti, giudei e greci, sotto il dominio del peccato, «la via della pace non conoscono».
Andiamo, dunque, sorelle e fratelli, dietro al Principe della Pace, seguiamolo osannando la sua umiltà e la sua mitezza perché questa Settimana Santa ci renda tutti, con e come lui, operatori ed evangelizzatori di pace. Nel profeta Ezechiele si legge: «Non si contamineranno più con i loro ìdoli, con i loro abomìni e con tutte le loro iniquità; […] Farò con loro un’alleanza di pace; sarà un’alleanza eterna con loro» (Ez 37,23.26).
Signore, «Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio» (Sal 83,6). Anche noi ti vogliamo seguire, nel tuo cammino, per la vita e per la pace. Con il salmista ribadiamo anche noi: «Il re non si salva per un forte esercito né il prode per il suo grande vigore. Il cavallo non giova per la vittoria, con tutta la sua forza non potrà salvare. Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame. L’anima nostra attende il Signore, egli è nostro aiuto e nostro scudo. In lui gioisce il nostro cuore e confidiamo nel suo santo nome. Signore, sia su di noi la tua grazia, perché in te speriamo» (Sal 22,16-22).
Amatissime, amatissimi, seguiamo il Re della vita e della pace, umili e pieni di speranza, perché «secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia» (2Pt 3,13).





























