Mercoledì delle Ceneri, inizia il cammino della Quaresima: “Un tempo favorevole per fare memoria della nostra conversione a Dio realizzatasi attraverso l’accoglienza del Vangelo di Cristo e la prima Pasqua dei cristiani”

Nella Chiesa Cattedrale la Celebrazione Eucaristica presieduta dall'Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice / MESSAGGIO ARCIVESCOVO

Con il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima, il periodo che precede la Pasqua, ed è giorno di digiuno e astinenza dalle carni, astensione che la Chiesa richiede per tutti i venerdì dell’anno ma che negli ultimi decenni è stata ridotta ai soli venerdì di Quaresima. L’altro giorno di digiuno e astinenza previsto è il Venerdì Santo.

«Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris», ovvero: «Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai». Queste parole compaiono in Genesi 3,19 allorché Dio, dopo il peccato originale, cacciando Adamo dal giardino dell’Eden lo condanna alla fatica del lavoro e alla morte: «Con il sudore della fronte mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».

Questa frase veniva recitata il giorno delle Ceneri quando il sacerdote imponeva le ceneri – ottenute bruciando i rami d’ulivo benedetti la domenica delle Palme dell’anno precedente – ai fedeli. Dopo la riforma liturgica, seguita al Concilio Vaticano II, la frase è stata mutata con la locuzione: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15) che esprime, oltre a quello penitenziale, l’aspetto positivo della Quaresima che è tempo di conversione, preghiera assidua e ritorno a Dio.

Messaggio dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice per la Quaresima 2026

Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore. Voglio cantare, voglio inneggiare:

Svegliati mio cuore, svegliatevi, arpa e cetravoglio svegliare l’aurora (Sal 108,2-3)

 

            Carissime, Carissimi,

permettetemi di aprirvi ancora il cuore mentre iniziamo il “tempo favorevole” della Quaresima. «Sacramento della nostra conversione» (Colletta, I Domenica di Quaresima), la Quaresima, con il segno della cenere sul capo, ci vuole accompagnare fino al liminare del Triduo pasquale, quando l’acqua del catino consegnerà alla comunità dei discepoli e delle discepole di Cristo il verbo capace di decodificare e interpretare il suo «amore più grande» (Gv 15,13): servire, fino alla misura massima, fino a morire, così da essere pienamente trasfigurati dalla Pasqua del “Servo per amore” che ha fatto deflagrare la Luce che illumina le tenebre del mondo e la vittoria della Vita sulla morte, dell’Amore di Dio sull’egoismo umano, della conversione sul peccato, della concordia sulla divisione, della pace sulla devastazione della guerra.

La Quaresima ci chiede di fare memoria della nostra conversione a Dio realizzatasi attraverso l’accoglienza del Vangelo di Cristo e la prima Pasqua dei cristiani: la rinascita battesimale e l’unzione crismale. Ri-cor-dare per “ridare al cuore” la linfa della fede, per ritornare a dirsi e ad essere cristiani nella concretezza degli impegni della vita. La Quaresima, con il suo esigente cammino di ascolto della Parola, di uno stile di vita più sobrio, di digiuno, di preghiera e di esercizio della carità, è un tempo di grazia capace di risvegliare o di consolidare una fede che dà ‘sapore’ alla vita. A tutta la vita. Una fede che fa ‘cantare’ la vita. Capace di dare un carattere poetico alla vita.  La parola poesia deriva dal greco antico poíesis, dal verbo poiéo, che significa “creare”, “produrre”. Come la poesia è dunque un atto creativo, generativo di novità, così la fede è ‘forza poetica’ che dà senso e creatività alla vita.

Il teologo ortodosso Olivier Clément scriveva: «È compito del poeta – e attraverso questo indubbiamente egli profetizza – provocare un risveglio. I vecchi asceti dicevano che il più grande dei peccati è l’oblio: quando l’uomo diventa opaco, insensibile, talora indaffarato, talaltra miseramente sensuale; quando diventa incapace di fermarsi un istante nel silenzio, di meravigliarsi, di vacillare davanti all’abisso, per l’orrore o per il giubilo; quando diventa incapace di ribellarsi, di amare, di ammirare, di accogliere lo straordinario negli esseri e nelle cose; quando insomma diventa insensibile alle sollecitazioni segrete, anche se così frequenti, di Dio» (Il potere crocifisso).

Abbiamo bisogno di cristiani poeti, capaci di provocare un risveglio, un balzo in avanti nel cammino della storia che condividono con gli uomini e le donne del loro tempo, di comporre con creativa audacia ancor oggi  il canto della vita e dell’amore, della convivialità e della pace, della giustizia e della cura reciproca, della gioia e della consolazione così da farlo sgorgare dalle labbra dei tanti cuori – troppi, a confronto dei ‘buontemponi gaudenti’ (cfr Am 6,7), dei ricchi epuloni (cfr Lc 16,19-31) e dei lupi rapaci (cfr Mt 7,15) di questo nostro travagliato tempo – appesantiti e schiacciati dal lamento della sofferenza e dal grido della disperazione che sale a Dio dal mondo.

Come scriveva il Card. Carlo Maria Martini nella Lettera alla Diocesi per la Quaresima del 1981, «si tratta anche qui di scavare nel profondo, di trovare quel luogo segreto nel quale le radici del nostro fare operoso, del dono di noi stessi e della nostra vita, dei nostri gesti di carità, vengono irrorate dall’acqua della fede e dalla potenza della Parola di Dio. All’uomo che rischia di dividersi in se stesso, di frazionarsi e di rompersi, dobbiamo offrire l’immagine di un uomo e di una comunità che vivano l’espressione orante della fede e il gesto generoso della carità come espressioni di un’unica realtà profonda: quella dell’uomo redento da Gesù Cristo, passato alla vita attraverso la morte per amore».

Amatissime, Amatissimi, in questo tempo di Quaresima vi chiedo e vi auguro di intensificare con me, vostro Vescovo, la preghiera e il digiuno, perché ci possano orientare con alacre determinazione ad una concreta carità, ad uno spirito di umile e rinnovato servizio nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie, nei luoghi dove ogni giorno svolgiamo la nostra professione e il nostro lavoro, nelle nostre città, avendo una predilezione particolare per i più piccoli, i poveri e gli emarginati, gli scarti umani prodotti dalla perfida, devastante e idolatrica legge del profitto, «dalla globalizzazione dell’indifferenza e dell’impotenza» per cui, «davanti all’ingiustizia e al dolore innocente siamo più consapevoli, ma rischiamo di stare fermi, silenziosi e tristi, vinti dalla sensazione che non ci sia niente da fare» (Leone XIV, Videomessaggio per la proposta di Candidatura di Lampedusa a Patrimonio Immateriale UNESCO, 12.9.2025).

La preghiera e il silenzio – una ritrovata dimensione contemplativa della vita – devono ritornare ad essere le radici personali e comunitarie di ogni nostro agire, di ogni nostro fare, di ogni nostro servizio agli altri, di ogni diaconia pastorale. Soprattutto se rivolti verso i più poveri ed emarginati, perché non ci accada di essere sepolcri imbiancati, travolti anche noi dalla mania di visibilità, dal ‘fare’ senza ‘essere’, senza amore e cura, senza sguardo di compassione e di misericordia. Essere ‘poeti di novità’, ‘annunziatori di parole belle’ che suscitano cammini di liberazione e canti di redenzione, ‘compositori di inni di speranza e di pace’ che neutralizzino i proclami di guerra. Il compito del ‘testimone poeta’, infatti, è proprio quello di risvegliare le coscienze, di stanare le false paci che possono intorpidire città e Chiese, case e quartieri, istituzioni civili e religiose, «disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti» (Leone XIV, Messaggio per la Quaresima 2026) e rilanciare senza reticenze la forza ‘rivoluzionaria’ del Vangelo. È proprio vero, come scriveva Alda Merini che «l’amore è un accadimento miracoloso» (Da Padre mio).

La fede in Cristo se non innesca ‘l’energia della carità’, la donazione proesistenziale messianica, finirà per essere sottoposta al giudizio degli uomini e delle donne del nostro tempo. E dunque ad una condanna che – se spesso è mossa da motivi ideologici e da avversione nei confronti dei cristiani e delle Chiese –  potrebbe rivelarsi anche oggi ‘eco profetica’ e ‘visione’ che viene da Dio: «Smettete di presentare offerte inutili. L’incenso è un abominio per me; noviluni, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare delitto e solennità. Quando stendete le mani, io allontano gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova. Su, venite e discutiamo, dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra» (Is 1,13-19).

Termino lasciando alla vostra meditazione, ancora una volta, alcuni versi di D. M. Turoldo: «Restituiscimi all’infanzia, Signore, fa’ che ritorni fanciullo, al sapore vero delle cose, al gusto del pane e dell’acqua. Signore, salvami dall’indifferenza, da questa anonimia di uomo adulto. È il male di cui soffriamo senza averne coscienza. Signore, salvami dal colore grigio dell’uomo adulto e fa’ che tutto il popolo sia liberato dalla senilità dello spirito. Salvami dall’abitudine delle cose sacre e fammi godere il miracolo della luce e quello dell’acqua viva che sgorga dalle pietre; il miracolo delle primavere come quando, fanciullo, mi sorprendevo nei campi uguale a un calice colmo di gioia per il dialogo amoroso con le piante e i monti e gli uccelli. La più amara inondazione della terra sono le lacrime della povera gente, lacrime silenziose e segrete: acqua e sangue che gonfiano i fiumi di tutti i paesi» (Da Il sapore del pane).

Carissime, Carissimi, Gesù Cristo ci unisca tutti a sé nel mistero pasquale. Vi comunichi tutto il suo amore «che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3,19). Sospinti dallo Spirito Santo e custoditi da Maria Santissima, Madre del Signore e Madre nostra, vi auguro un fecondo itinerario quaresimale.

Vi abbraccio e vi benedico nel Signore Gesù.

Palermo,18 febbraio 2026

Mercoledì delle Ceneri

+ Corrado Lorefice  Arcivescovo