Esequie del Cardinale Paolo Romeo
Chiesa Cattedrale di Acireale, 28 ottobre 2026

Commiato dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice al termine della liturgia esequiale
«Anima mia, benedici il Signore, o mio intimo, il suo santo Nome, anima mia, benedici il Signore non dimenticare tutti i suoi doni» (Sal 102/3,1-2).
Al termine di questa celebrazione, vorrei che queste parole diventassero la nostra voce: all’unisono, la voce delle due Diocesi sorelle, Acireale e Palermo; la voce dei familiari, degli amici, di quanti hanno incrociato il cammino del fratello Cardinale Paolo; la voce dei piccoli, anche di quelli che, pur non avendolo conosciuto, hanno beneficiato del suo ministero. Una voce sola, quella di chi, pur nel dolore della morte, nella fede comune della Chiesa sa riconoscere i segni della fedeltà di Dio, che continua a visitare il suo popolo.
Un pensiero particolare va ai familiari e alla Chiesa sorella di Acireale e al suo vescovo Antonino. A loro rinnovo, a nome mio e dell’intera Arcidiocesi di Palermo, la nostra sincera vicinanza e la nostra gratitudine per l’affetto con cui lo hanno accompagnato, la cura profusa e la custodia fraterna.
«Anima mia, benedici il Signore, o mio intimo, il suo santo Nome, anima mia, benedici il Signore non dimenticare tutti i suoi doni» (Sal 102/3,1-2).
Desideriamo, così, elevare una sincera confessione di lode al Signore e rendergli grazie per averci donato il Cardinale Paolo Romeo, per il bene che, attraverso il suo ministero, ha seminato nella Chiesa e per la dedizione con cui ha cercato di servire il Vangelo.
Benediciamo il Signore per la sua vita interamente spesa al servizio della Chiesa: dapprima nell’attività diplomatica della Santa Sede, in diverse parti del mondo, fino al servizio di Nunzio Apostolico in Italia, e poi, per otto anni, alla guida della nostra Arcidiocesi di Palermo. Nel suo fecondo ministero ha incontrato popoli, culture, comunità e persone diverse, portando con sé la responsabilità e la sollecitudine del Buon Pastore. A Palermo ha lasciato una traccia che oggi ricordiamo con profonda riconoscenza: l’impegno sincero e appassionato per l’evangelizzazione, l’attenzione profetica ai giovani e alle famiglie, la cura delle vocazioni e del nostro Seminario arcivescovile, la promozione delle Aggregazioni laicali, l’accoglienza di nuove esperienze e forme di vita consacrata e di associazionismo cattolico, perché anche nel nostro tempo complesso e promettente il Vangelo potesse correre e raggiungere tutti.
Benediciamo il Signore perché, durante il suo episcopato, Palermo ha accolto con gioia la visita di Papa Benedetto XVI, il 3 ottobre 2010, un evento che rimane nella memoria della nostra Chiesa e della nostra Città. Benediciamo il Signore anche per il cammino che ha condotto alla beatificazione del nostro don Pino Puglisi, il 25 maggio 2013. Il Cardinale Paolo sostenne con strenua e costante determinazione il riconoscimento del martirio di don Pino, ucciso dalla mafia in odio alla fede, contribuendo a consegnarlo a tutta la Chiesa come riferimento luminoso per l’evangelizzazione e per l’impegno dei cristiani, specialmente dei nostri presbiteri.
Benedici il Signore, Chiesa di Palermo, per il Cardinale Paolo, che ha saputo riconoscere i germi di bene che lo Spirito semina abbondantemente nel suo popolo. In continuità con l’impegno dei suoi predecessori, i Cardinali Salvatore Pappalardo e Salvatore De Giorgi, egli ha richiamato più volte la città e l’intera Arcidiocesi alla responsabilità verso le persone segnate dalla fragilità umana e dalla marginalità sociale ed economica. Lo ha fatto anche intessendo un fine e sapiente dialogo con le istituzioni, nella convinzione che la cura della dignità umana e il bene comune richiedano l’impegno sinergico di tutti.
Penso alla sua attenzione per le sofferenze e le attese della nostra gente, all’impulso dato alla Caritas diocesana, alla sua costante sollecitudine per le condizioni umane e sociali della Città, all’ascolto delle voci provenienti dalla strada e dai contesti più fragili. Penso, in modo particolare, a Fratel Biagio Conte. Il Cardinale Paolo seppe riconoscere e sostenere, con discernimento evangelico, la sua testimonianza e la sua opera, costituendo la Missione di Speranza e Carità come Associazione Pubblica di Fedeli e riconoscendone così la natura ecclesiale e lo specifico carisma di dedizione verso gli ultimi.
Benediciamo il Signore per i tanti benefici che, attraverso la vita e il ministero del Cardinale Paolo, si sono riversati e intrecciati con la storia di ciascuno di noi e della nostra Chiesa. In questa storia concreta riconosciamo l’opera della grazia di Dio, perché ogni ministero vissuto nella fede, pur rimanendo sempre un vaso fragile, è il luogo nel quale il Signore depone il tesoro del Vangelo del Regno. Il bene compiuto, allora, non appartiene soltanto a chi lo ha realizzato, ma diventa dono per tutti, patrimonio del popolo di Dio, seme affidato alla terra perché porti molto frutto.
Benedici il Signore, amato presbiterio di Palermo! Amato dai Vescovi miei predecessori e amato sinceramente anche dal Cardinale Paolo. Ne siamo certi! Molti presbiteri possono testimoniare la vicinanza che egli ha cercato di offrire loro, con attenzione e concretezza, con quella sana ironia che arricchiva il suo tratto semplice e colloquiale e con quella spontaneità che rendeva più facile l’incontro e più umano il dialogo.
Anche dopo aver lasciato il servizio pastorale dell’Arcidiocesi, il Cardinale Paolo ha continuato a interessarsi alla vita della nostra Chiesa e del suo Clero, rendendosi presente in diverse comunità e realtà ecclesiali. Ha mantenuto viva la sua attenzione per i presbiteri e le comunità, manifestando un affetto che non si è esaurito con la conclusione del suo ministero alla guida dell’Arcidiocesi. Per questa dedizione costante, per questa paternità attenta e concreta, che ha accompagnato il suo ministero e ha continuato a manifestarsi anche negli anni successivi, gli siamo profondamente grati.
Ti Benedico Signore! Tra i tanti benefici che la Chiesa ha ricevuto dal Cardinale Paolo, c’è anche una ragione di gratitudine personale: il dono di aver ricevuto dalle sue mani, il 5 dicembre 2015, il ministero episcopale, che mi ha poi consentito di succedergli, indegnamente, sulla cattedra di San Mamiliano, nel ministero di Pastore della Chiesa di Palermo. È un dono che porto nella memoria e nella preghiera e per il quale sento oggi di dovergli rinnovare la mia gratitudine. È quanto ho desiderato esprimergli anche durante la mia ultima visita in ospedale, sabato 17 ottobre, quando ho pregato accanto a lui i Salmi 102 e 131 e proclamato il Prologo del quarto Vangelo. La Parola di Dio e la preghiera della Chiesa ci hanno accompagnato in quell’incontro, nel quale la gratitudine per una vita donata si intrecciava già con la supplica e con l’affidamento al Signore della vita.
Ora, però, la lode si fa consegna. Il Salmo 131 ci mette sulle labbra la preghiera di un cuore che ha rinunciato alla pretesa di dominare il mistero e si abbandona fiducioso a Dio: «Come un bambino svezzato in braccio a sua madre in me è tranquillo il mio cuore» (Sal 131,2). È questa l’immagine che consegniamo al Signore per il nostro fratello, il Cardinale Paolo, soprattutto pensando all’ultimo tempo della sua sofferenza, vissuto nella debolezza del corpo e nella fragilità della condizione umana.
In quell’immagine del bambino tra le braccia della madre riconosciamo la verità più semplice e radicale della nostra esistenza: giunge per tutti il momento in cui non possiamo più contare sulle nostre forze né pretendere di governare ogni cosa, ma soltanto affidarci. La debolezza non sottrae dignità alla vita; ci riconduce, piuttosto, alla verità di creature amate, chiamate a consegnarsi alla misericordia del Padre.
«Anima mia, benedici il Signore o mio intimo, il suo santo Nome anima mia, benedici il Signore, non dimenticare tutti i suoi doni. È lui che perdona le tue colpe, il medico delle tue malattie, il redentore della tua vita dalla tomba che ti avvolge con amore e tenerezza che sazia di bene la tua vecchiaia: tu rinnovi la tua giovinezza come l’aquila» (Sal 102,1-5).
Carissimo Cardinale Paolo, ti affidiamo al Buon Pastore. La Chiesa che hai servito continua il suo cammino, custodendo il bene ricevuto e chiedendo al Signore di renderlo fecondo. Noi restiamo pellegrini, sostenuti dalla speranza della risurrezione e dalla promessa di Colui che è venuto perché abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza.
Eminenza carissima, mentre affidiamo la tua vita alla misericordia di Dio, vogliamo elevare i nostri cuori al Signore e benedirlo insieme a te, facendo nostre le parole del Salmo.
A Te, Verbo umanato, morto e risorto, affidiamo il nostro fratello Paolo. In Te è la vita, e la vita è la luce degli uomini. Dalla Tua pienezza abbiamo ricevuto grazia su grazia (cfr Gv 1,4.16). Amen.

