Il nostro cammino con il Signore Gesù verso Gerusalemme.
«Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “Su di te sia pace!”» (Sal 121,8).
Venerdì Santo: Passione del Signore
Sei in alto / tu sceso /nel caldo / della nostra carne, / nell’abisso / della nostra morte. / Non sei nell’alto dei troni, / sei nell’alto / delle tue braccia allargate, / e io ti guardo.
(A. Casati, Sei nell’alto, 113)
Tra poco procederemo all’ostensione della Santa Croce e ai nostri occhi verrà «rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso», a noi che, «battezzati in Cristo», ci siamo «rivestiti di Cristo» (Gal 3,1.27). La adoreremo. Ci avvolgeranno le sue braccia allargate. Saremo avviluppati, rivestiti dal segno dell’eccesso dell’Amore di Dio per noi. Più, contemplandola, la abbracceremo, e più ameremo, con tutto il nostro essere, il Figlio di Dio che ci ha amato e ha dato se stesso per noi (cfr Gal 2,20). La Croce ci trasfigura in persone che amano, che sanno rinunziare a se stesse, che sanno ‘esserci-per-altri’; capaci di perdono e di riconciliazione. Miti. Pure di cuore. Pacifiche e pacificatrici.
In questo cambiamento epocale, a noi cristiani, è chiesto di essere artigiani di pace: è tempo di riattivare il cuore, la compassione, la mitezza, di liberare le parole umane più belle: vita, benevolenza, cura, gratuità, accoglienza, rispetto dell’altro, convivialità e, soprattutto, la parola più preziosa, amore, perché la Casa Comune, il pianeta Terra che abitiamo, inverta, finalmente, la sua tendenza ad essere «l’aiuola che ci fa tanto feroci» (Dante Alighieri, Paradiso, 22, v. 151). La violenza e l’odio sono sempre perdenti. Lo sperimentiamo nelle nostre città, nei nostri quartieri, nelle nostre case – a volte anche nelle nostre comunità cristiane –, nel mondo travolto dai rumori assordanti di guerre sempre più mortifere e devastanti, che schiacciano l’indipendenza delle nazioni, la dignità e la libertà umana (compresa la libertà di professare la propria fede religiosa).
Nell’era dell’intelligenza artificiale, del potenziamento delle possibilità conoscitive dell’uomo – ma, come ripete Papa Leone XIV, con il rischio del raffreddamento dei cuori –, la conoscenza spesso si traduce in potere, in ‘vertigine’. L’amore, invece, sempre in servizio, in cura. Paolo alla comunità di Corinto – incline alla protervia e segnata da relazioni conflittuali – scrive: «la scienza gonfia, l’amore edifica» (1Cor 8,2). Ma «una persona senza l’amore è buia dentro» (Benedetto XVI, Omelia Messa Crismale, 2007).
Sul cartiglio posto da Pilato sulla croce «Vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”» (Gv 19,20). La sua, però, è una regalità inedita, impopolare. «Gesù ha cambiato segno alla vittoria. Ha inaugurato un nuovo genere di vittoria che non consiste nel fare vittime, ma nel farsi vittima. Victor quia victima!, “vincitore perché vittima”, così Agostino definisce il Gesù della croce (Sant’Agostino, Confessioni, 10, 43)», ricordava fra R. Cantalamessa, nell’omelia del Venerdì Santo, del 2010).
Perché «“la grazia propria dell’incarnazione è una grazia di destituzione e di croce”. […] [Cristo Gesù] ha posto la kenosis come la forma stessa dell’esistenza cristiana» (E. Varden, Illuminati da una gloria nascosta, 12-13). Solo la forza di questa forma – dell’«agnello afono condotto al macello» (Is 53,7) – vince la logica devastante e mortifera del delirio di potere che si accovaccia e agisce nei nostri cuori sclerotizzati. Come nei cuori supponenti e sprezzanti di «coloro che sono ritenuti capi delle nazioni» (Mc 10,42).
Attingiamo a questa scienza della «gloria nascosta» (E. Varden). Alla scienza dell’amore redentivo. Sulla croce troneggia l’Amore crocifisso. Si rivela Dio e il suo amore: Deus caritas est (1Gv 4,8)! Siamo amati «fino alla fine (eís télos)» (Gv 13,1), fino al massimo, ci ricorda il IV Vangelo: «Gesù disse: “È compiuto (tetélestai)». E, chinato il capo, consegnò lo Spirito (parédoken tò pneuma)» (Gv 19, 30). Amore in effluvio e perciò redentivo, sanante, liberante. Siamo salvati grazie a un così grande Redentore. Sulla Croce, l’agonizzante per Amore, ci dona la forza e la scienza dell’amore. Fedele alla sua promessa, “consegna lo Spirito” e ci lascia la sua pace: «Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Gv 14,26-27).
Lo Spirito ci faccia sperimentare la misteriosa potenza dell’Albero della Vita, sorgente della Pace e principio della Creazione nuova. Presso la Croce, uniti alla Madre, all’Addolorata, ripartiamo con l’unica risorsa che i cristiani abbiamo come inviati e testimoni dell’Amore crocifisso, «prerequisito per l’apostolato efficace. […] La pace di Cristo è ciò che coagula e unisce la comunità cristiana. Questa pace, […] non è un sentimento; è il segno intenzionale che il Principe della Pace, crocifisso, regnerà liberamente in noi con il suo paradossale potere anche in mezzo a conflitti esterni, desolazione o guerre. […] Professiamo che una Benevolenza trasformante ha saturato la sofferenza umana anche nelle sue manifestazioni più estreme, raggiungendo le profondità stesse dell’inferno, e che nessuna desolazione è pertanto definitiva. Questo è il nostro Vangelo. Il nostro tempo lo richiede a gran voce. I giovani che, nei nostri parchi, cantano con il cuore pesante ne hanno fame: ascoltano quando viene presentato “con autorità” da cristiani capaci di esporre e manifestare la verità senza compromessi, mostrando la grazia di Cristo che può rinnovare e trasformare le nostre vite» (E. Varden, 13-14.166-167).
Stasera questa liturgia della Passione del Signore ci unisce particolarmente ai cristiani di Terra Santa. In comunione con loro – in particolare con il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini –, contempliamo il mistero della Croce «per la quale la Vita sopportò la morte e attraverso la morte restituì la vita» (Vexilla regis).
Gloria a te, Amore crocifisso, nostra Pace! «Lodate il Signore, genti tutte, terre tutte, cantate la sua lode. È forte il suo amore per noi, la fedeltà del Signore è per sempre» (Sal 117).























