“Nel Mediterraneo l’ennesima strage – non è una tragedia! – consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche”

Messaggio dell'Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice a Mediterranea Saving Humas nel giorno in cui a Trapani si commemorano i migranti morti negli ultimi giorni nell'indififferenza generale / MESSAGGIO DEL CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO E DEL CONSIGLIO PRESBITERALE / NOTA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE SICILIANA / NOTA DELLA CARITAS DIOCESANA

Messaggio dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

a Mediterranea Saving Humas

 

Carissime e Carissimi tutti,

sono sinceramente dispiaciuto di non poter prendere il largo con voi ad accarezzare le martoriate acque del Mare Nostro ancora scosse e scandalizzate dall’ennesima strage – non è una tragedia! – consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche – di ieri e di oggi –, colpevolmente dimentiche dei diritti inalienabili dell’essere umano, in violazione del diritto internazionale e delle convenzioni sul soccorso. Tutti Vi abbraccio fraternamente e di vero cuore!

Il Vostro oggi – a seguito dei naufragi avvenuti nel Canale di Sicilia durante e dopo  il ciclone “Harry”, che hanno causato circa mille dispersi –  è un segno forte e prezioso, un richiamo chiaro a sconvolgere il silenzio e a svegliare il sonno degli occhi di noi tutti, narcotizzati da scelte politiche che pianificano l’oblio di quanti continuano ad attraversare il mare in cerca di vita, di libertà, di pace, forti del diritto di ogni uomo e di ogni donna alla mobilità. Queste vittime – questi volti e questi corpi cancellati dei poveri – sono l’ennesimo frutto delle scelte disumane dell’Europa e dell’Italia capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono e di colpevolizzare come criminali quanti prendono il largo come “pescatori di uomini  di donne” in balia delle onde. Questi corpi umani che il mare ha riconsegnato sono una chiara denuncia di chi per mera propaganda populista rivendica  il risultato della riduzione degli sbarchi.

Questi sono corpi umani. Come i nostri. Con una loro storia, relazioni, desideri, sofferenze, attese. Abbiamo negato loro il diritto ad una vita dignitosa, alla mobilità, alla libertà. Non li abbiamo accolti. Non siamo andati a cercarli sulla rotta del Mediterraneo centrale. Abbiamo ora il dovere, con la cenere in testa, di porre in essere le procedure necessarie per l’identificazione dei corpi riaffiorati e di dare certa e degna sepoltura alle vittime. Non possiamo disattendere la richiesta dei familiari che, dilaniati dalla sofferenza,  cercano i propri cari.

Carissime, Carissimi, il vostro gesto, oggi torna a dare voce alla memorabile domanda che Papa Francesco rivolse al mondo intero nel suo indimenticabile primo Viaggio Apostolico, a Lampedusa: «“Adamo dove sei?”, “Dov’è il tuo fratello?”, sono le due domande che Dio pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi. Ma io vorrei che ci ponessimo una terza domanda: “Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo?”. Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie?» (Omelia, 8 luglio 2013). Ci è di grande sostegno la visita a Lampedusa programmata da Papa Leone XIV il 4 luglio prossimo.

Cari amici, unito a voi spiritualmente invoco il Signore della vita perché queste nostre sorelle e questi nostri fratelli possano adesso raggiungere la sospirata accoglienza nel cuore di Dio. Come cantava il poeta: «Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un’altra riva, e arriverò» (C. Pavese, da Il mestiere di vivere).

Di fronte a tutto questo siamo chiamati a reagire, non come esponenti di un partito o tifosi di una squadra, ma come donne e uomini che vogliono rimanere fedeli al senso dell’umano. È l’umanità a essere in gioco simbolicamente nel Mediterraneo – come non pensare in questo momento all’altra strage in atto della Striscia di Gaza! –, quell’umanità che pare progressivamente sparire dall’orizzonte della politica contemporanea, dominata dalle derive nazionalistiche, dalla competizione spietata, dalla guerra ai poveri e ai migranti, dal rifiuto dell’altro. Sembrano essere questi oggi i principi dell’azione politica, esibiti senza vergogna, sbandierati come valori.

Non cessiamo di dare voce, con il nostro impegno concreto e operoso, a quanti nel Mediterraneo continuano a trovare morte piuttosto che vita. Diamo forma ai loro sogni. Lo dicevo alla Città di Palermo durante l’ultimo Festino di Santa Rosalia: «Sognare insieme. […] Sognare un mondo un mondo senza guerra e senza sopraffazione; un mondo senza armi e dove non valga la legge del più forte; un mondo in cui i poveri siano innalzati e i potenti, i narcisi, vengano buttati giù dai loro troni; un mondo dove i popoli del Sud povero trovino pace e benessere; un mondo dove il colore della pelle sia come un arcobaleno e i migranti vengano accolti con calore, come persone umane, come fratelli».

Uniti. Insieme. Per “ri-cor-dare”, per irrorare di amore i cuori e dare speranza.

 

Palermo, 20 febbraio 2026                          + Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo

Messaggio del Consiglio Pastorale Diocesano e del Consiglio Presbiterale

all’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

“Martyrem non facit poena sed causa”

Eccellenza Reverendissima e carissimo Padre,

con queste significative parole di Sant’Agostino, sentiamo urgente il bisogno di esprimerLe non solo la nostra affettuosa vicinanza, ma anche la nostra piena e convinta solidarietà per quanto accaduto in seguito alla pubblicazione del Suo accorato messaggio scaturito dall’ennesima “strage” di esseri umani che si è consumata nelle “martoriate acque del Mare Nostro”.

Mentre come Consigli Pastorale e Presbiterale rinnoviamo, anche in questa circostanza, la nostra assoluta adesione al Suo magistero di Successore degli Apostoli, non possiamo non denunciare quanto ripetutamente accade sui cosiddetti social media divenuti, ormai, il luogo virtuale dove spesso chi fa parte della Chiesa – e, in definitiva, la Chiesa stessa – viene gratuitamente attaccato con espressioni ingiuriose e volgari attacchi verbali che nulla hanno a che fare con il legittimo confronto civile e con la critica rispettosa.

Noi conosciamo bene quello che altri volutamente ignorano, e cioè che quello che La spinge a levare forte e decisa la Sua voce in favore degli ultimi é unicamente il Vangelo. Pertanto sappia, Eccellenza, che anche in questo non è solo: i sacerdoti, i diaconi, i consacrati e i fedeli laici che compongono i nostri organismi di partecipazione Le sono e Le saranno sempre incondizionatamente vicini, nella preghiera e nell’azione pastorale, certi che l’unità attorno al Vescovo è segno concreto di fedeltà a Cristo e garanzia di fecondità ecclesiale.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi” (Mt 5, 11-12).

Queste parole, unite alla certezza del nostro affetto, possano esserLe di consolazione e La sostengano nel continuare a guidare la nostra Chiesa con libertà interiore, coraggio evangelico e serenità d’animo.

 

Il Consiglio Pastorale Diocesano Il Consiglio Presbiterale

 

 

Nota della Conferenza Episcopale Siciliana

“Comunicato per i migranti deceduti”, 24 febbraio 2026

 https://www.chiesedisicilia.org/2026/02/24/comunicato-per-i-migranti-deceduti/?fbclid=IwY2xjawQLxpNleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETI3NkJXYzRVeHA4SXlzVUJVc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHj-6bPO8xGqAp-p3xhmhglf_kIfIoU0Q8ignZT5S9IF8jsZ-DWK0i-rc3KHX_aem_EFwrC9TsbUxBk1b-h4biLA

Raccogliendo e interpretando i sentimenti manifestati dai confratelli vescovi di Sicilia, esprimo piena e convinta solidarietà al confratello, monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e delegato dei Vescovi di Sicilia per le migrazioni, raggiunto da attacchi verbali e insulti a motivo delle sue recenti parole, cariche di sofferenza, per le vittime del Canale di Sicilia e per le “martoriate acque del Mare Nostro”. Da custode del Vangelo mons. Lorefice ha difeso il valore dell’umanità in quanto tale, la dignità di ogni persona umana, con i suoi fondamentali diritti, per altro sanciti e riconosciuti dagli organismi internazionali.

Che non sia possibile scindere l’annuncio del Vangelo dalla difesa della dignità umana non è l’opinione isolata di un uomo, ma il cuore stesso dell’annuncio di Cristo. Il pensiero espresso da mons. Lorefice è, in verità, il pensiero della Chiesa tutta. Sulla scia dell’insegnamento di Papa Francesco a partire dalla sua visita a Lampedusa nel 2013 e in attesa dell’arrivo di Papa Leone XIV, ribadiamo che la domanda “Dov’è il tuo fratello?” interpella ogni credente, ma anche ogni uomo. La sofferenza e il lutto che l’arcivescovo ha richiamato sono forse di una parte sociale, politica, razziale o entrano nel cuore di ognuno di noi e lo feriscono? E se noi vescovi non li portiamo all’attenzione di tutti, abbiamo difeso l’uomo, il povero, l’indifeso?

Se restassimo indifferenti davanti a tragedie e stragi come quelle richiamate da don Corrado, se ignorassimo che il silenzio e l’indifferenza di molti significa acquiescenza fino alla complicità, avremmo ascoltato la nostra coscienza o l’avremmo messa a tacere? Possiamo ignorare, per altro, che molti legislatori vogliono contenere e abbandonare piuttosto che soccorrere, accogliere e predisporre condizioni umane per chi è uomo e donna come noi? Quale crimine avrebbe commesso don Corrado dicendo che “È l’umanità a essere in gioco simbolicamente nel Mediterraneo”? È riprovevole “Sognare insieme […] un mondo senza guerra e senza sopraffazione; un mondo senza armi e dove non valga la legge del più forte; […] un mondo dove il colore della pelle sia come un arcobaleno e i migranti vengano accolti con calore, come persone umane, come fratelli”?

Per questo ritengo del tutto ingiusti e lontani non solo dallo spirito cristiano, ma anche da un senso di umanità, oltre che incompatibili con uno stile di rispetto delle opinioni, gli attacchi e gli insulti rivolti all’Arcivescovo di Palermo. Mi sembra un campanello di allarme che si reagisca con aggressività dinanzi a un richiamo al senso di umanità, alla fraternità e alla libertà. È proprio vero che ogni corpo restituito dal mare è una “chiara denuncia” contro la propaganda che calpesta l’umanità.

Rinnoviamo il nostro impegno di vescovi a non far cadere nel silenzio il grido di chi cerca vita, pace e libertà. Facciamo appello alla buona volontà degli uomini di questa terra perché già da qui, da noi, oggi, possa ristabilirsi quel clima di fraternità e amicizia che, solo, può far sì che la giustizia abiti questo nostro mondo.

 

+ Antonino Raspanti

Vescovo di Acireale

Presidente della Conferenza Episcopale Siciliana

 

Nota della Caritas Diocesana di Palermo

“Ci uniamo alla comunità ecclesiale ed esprimiamo piena e convinta solidarietà a mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e nostro pastore, in seguito agli attacchi e agli insulti ricevuti in queste ore sui social media in conseguenza delle sue parole di profonda umanità e di denuncia davanti alla tragedia delle morti nel Mediterraneo e alle responsabilità delle politiche migratorie”. Lo scrive in una nota la Caritas diocesana di Palermo. “Come suo stile, mons. Lorefice ha richiamato con coraggio alla dignità di ogni vita umana, alla responsabilità di soccorso e alla necessità di non restare indifferenti di fronte alle sofferenze di donne, uomini e bambini che cercano pace, libertà e futuro”. La Caritas esprime “apprezzamento per il suo impegno a favore delle persone più fragili, coerente con il magistero della Chiesa e con il Vangelo della carità”. “Le sue affermazioni nascono da uno sguardo evangelico e da una profonda attenzione alla dignità di ogni persona, soprattutto di chi è costretto a lasciare la propria terra a causa di guerre, povertà e ingiustizie – aggiunge –. Il suo intervento richiama tutti – credenti e non credenti – alla responsabilità, al rispetto della vita umana e alla necessità di non restare indifferenti davanti alle tragedie che si consumano nel Mediterraneo”. “Come Caritas, che ogni giorno incontra volti e storie di sofferenza, riconosciamo nelle sue parole la voce di un Pastore che si fa prossimo agli ultimi e che invita la comunità civile a un confronto serio e rispettoso. Il dialogo, anche quando è critico, deve sempre mantenere toni civili e costruttivi. Continueremo, insieme al nostro arcivescovo, a lavorare per una cultura dell’accoglienza, della giustizia e della pace, fedeli al Vangelo della carità e al servizio dei più fragili”.