Fine vita: la complessità del tema e le richieste della CESi al legislatore regionale

La nota dei Vescovi della Sicilia: "La problematica del suicidio medicalmente assistito tocca il valore stesso della vita umana e richiede, per questo, approfondimento, confronto e ascolto di tutte le componenti della società"

Fine vita: la complessità del tema e le richieste della CESi al legislatore regionale

La problematica del suicidio medicalmente assistito tocca il valore stesso della vita umana e richiede, per questo, approfondimento, confronto e ascolto di tutte le componenti della società. Con questa consapevolezza, e in sintonia con il magistero del Pontefice e della Conferenza Episcopale Italiana, la Conferenza Episcopale Siciliana guarda con attenzione e preoccupazione al testo abbinato dei disegni di legge nn. 553, 713 e 1203, all’esame della VI Commissione dell’Assemblea regionale siciliana.

Durante il suo intervento all’Accueil Notre-Dame di Lourdes, papa Leone XIV ha affermato: «Non si ha cura della vita infliggendo la morte… È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale. La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata». Nello stesso discorso rivolto ai malati e agli operatori sanitari, il Pontefice ha inoltre ribadito: «Nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità».

Anche il Presidente della CEI, card. M. Zuppi, ha ricordato che al malato spetta piuttosto cura, sostegno e una presenza che non lo lasci solo, che non una morte da ottenere.

Il punto di partenza resta pertanto il valore della vita umana, bene fondamentale e indisponibile della persona, con la sua dignità. Il malato ha diritto a non subire un accanimento terapeutico e, al tempo stesso, a non essere abbandonato: le cure che leniscono la sofferenza fisica e psichica devono essere sempre garantite. Occorre inoltre prestare attenzione alla famiglia, perché possa essere sostenuta nella cura dei congiunti in stato di salute gravemente compromessa o terminale.

Questi principi costituiscono le coordinate entro cui si collocano le considerazioni che seguono e che i vescovi siciliani ritengono che l’Assemblea Regionale Siciliana debba tenere ben presente:

  • Nessuna norma regionale dovrebbe andare oltre l’indicazione costituzionale fissata dalla Corte costituzionale nelle sentenze nn. 242 del 2019, 135 del 2024, 204 del 2025 e 152 del 2026, né introdurre, anche in via indiretta, pratiche che anticipino la morte.
  • Il primo intento della legislazione deve essere la cura delle persone: cure palliative, terapia del dolore e assistenza domiciliare, da garantire in piena attuazione della legge 15 marzo 2010, n. 38 e in modo uniforme in tutte le province siciliane.
  • Le risorse vanno destinate anzitutto allo sviluppo delle unità di cure palliative domiciliari, degli hospice e delle reti dedicate al controllo del dolore, al sostegno psicologico di pazienti e familiari, alla formazione continua del personale e a una rendicontazione pubblica periodica sulla copertura dei servizi.
  • I caregiver familiari, che spesso sostengono un carico assistenziale molto gravoso, meritano interventi concreti: assistenza al domicilio, aiuti economici, sgravi fiscali e strumenti per far coincidere lavoro e cura.
  • Non esiste un diritto a ottenere la morte né un obbligo, per medici e strutture del Servizio sanitario, di organizzare procedure per procurarla: la sentenza n. 242 del 2019 esclude la punibilità di determinate condotte e non crea una prestazione. Una norma che affermi il contrario andrebbe oltre la Corte.
  • Sul piano organizzativo, la verifica dei requisiti spetta alle strutture esistenti, con il parere dei comitati etici. Una commissione regionale nuova rischia valutazioni difformi da un territorio all’altro, e il supporto farmacologico in hospice o a domicilio tocca aspetti che la lettura della Conferenza riserva al legislatore nazionale.
  • Il tema va affrontato con un confronto ampio sulle sue implicazioni etiche, sociali e culturali, coinvolgendo anche le associazioni del Terzo settore.

I vescovi auspicano inoltre che il laicato cattolico organizzato, nelle sue diverse espressioni, si pronunci in quanto laicato, e che le scuole di formazione socio-politica delle diocesi siciliane contribuiscano con proprie dichiarazioni: un esercizio di cittadinanza e di responsabilità civile.

In conclusione ogni eventuale intervento regionale dovrebbe restare entro i limiti tracciati dalla giurisprudenza costituzionale, senza estensioni, e non coinvolgere le strutture chiamate a curare la persona.

Alla comunità cristiana spetta farsi prossima ai malati e alle famiglie, testimoniando che la vita fragile non è mai da scartare, e sostenere con la preghiera e con la presenza chi affronta la fase finale dell’esistenza.

I Vescovi di Sicilia

 

Per approfondire: https://www.chiesedisicilia.org/2026/11/05/fine-vita-la-complessita-del-tema-e-le-richieste-della-cesi-al-legislatore-regionale/