Veglia di Pentecoste, omelia dell’Arcivescovo di Palermo
Mons. Corrado Lorefice
Di seguito, l’omelia che l’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice pronuncerà nel corso della Veglia di Pentecoste che avrà inizio questa sera alle ore 21.00 nella Chiesa Cattedrale. Domani, domenica 24 maggio, l’Arcivescovo presiederà alle ore 11.00 nella Chiesa Cattedrale il Pontificale di Pentecoste.
Omelia Arcivescovo di Palermo
«Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra» (Sal 103,30).
Siamo qui stasera, Sorelle e Fratelli carissimi, mossi da questa parola, «tutti insieme nello stesso luogo» (At 2,1) – la nostra chiesa Cattedrale –, in comunione con il Vescovo, successore degli apostoli, in veglia di preghiera. Per chiedere che questa parola si realizzi, che prenda corpo in noi, nella Chiesa compartecipe dell’attesa di pace che sale della Casa comune, del gemito della creazione che «soffre le doglie del parto fino ad oggi» (Rm 8,22). Siamo qui per invocare il dono dello Spirito Santo perché, «come in una novella Pentecoste» (Giovanni XXIII) la Chiesa che è in Palermo sia ad-unata dallo Spirito, si ringiovanisca e ritrovi la gioia e l’entusiasmo di un creativo impulso missionario.
«Se qualcuno ha sete, venga a me e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: “Fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno”. Questo disse [Gesù] riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui. Infatti, non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato» (Gv 7,37-39).
Attendiamo fiduciosi, Sorelle e Fratelli amatissimi – sospinti dalla nostra arsura e partecipi di quella del mondo – l’acqua che disseta, il fiume di acqua viva che sgorga dal corpo trafitto del Crocifisso risorto: «Dal suo fianco uscì sangue e acqua» (Gv 19,34).
Novella Samaritana, la Chiesa che è in Palermo, qui radunata con il suo vescovo, invoca: «Signore, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete» (Gv 4,15). Vegliamo insieme perché si compia in noi il mistero della Pasqua di Gesù. È Lui che ha sete di noi assetati, e che porta a compimento, per amore del Padre, la sua ora sulla Croce gloriosa del Golgota: «Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete”. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “È compiuto (tetélestai)!”. E, chinato il capo, consegnò (parédoken) lo spirito» (Gv 19,28.30).
Chiedendo alla donna di Samaria: «dammi da bere» (Gv 4,7), Gesù, pellegrino assetato e stanco, le aveva promesso l’acqua che lui solo poteva darle e aveva acceso in lei il desiderio di quest’acqua. Ora, dichiarando la sua sete e proclamando «è compiuto», Gesù adempie la sua promessa e il nostro desiderio, divenendo lui stesso fonte d’acqua viva.
Sulla croce Gesù riversa su di noi l’amore più grande: «L’amore di Dio – ricorda Paolo ai cristiani di Roma e oggi a noi di Palermo – è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito» (Rm 5,5-6). Amore che illumina e guida. Che anima e sospinge chi lo accoglie. Fino a rendere capaci, come lui, a soffrire e a morire per l’Altro, per gli altri. – Come non ricordare oggi, 23 maggio, la strage di Capaci, dove persero la vita, per vile e infame agguato mafioso, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro?
È lo Spirito che ci ri-cor-da Cristo, che ridà ai nostri cuori la capacità di amare dello stesso amore di Dio, come ama Dio. «Lo Spirito santo vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). Lo Spirito, ri-cor-dando Cristo, anima l’amore di Dio in noi secondo l’intenzione e la misura di Cristo Gesù. Lo Spirito, come dono che proviene dal corpo donato del Crocifisso Risorto, passa nei corpi di chi lo riceve, nei corpi dei suoi discepoli e discepole, nei nostri corpi: «Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14).
Ma lo Spirito, altresì, ci plasma e compagina in «un solo corpo in Cristo» (Rm 12,5), l’unico e indiviso «suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24). Noi tutti, qui oggi siamo ‘uno’. Nessuno esiste e si pensa membro a sé del corpo. Qui oggi è rappresentato (ri-presentato, reso presente) l’unico Corpo di Cristo, capo e membra, la Chiesa. Membri della e nell’unica Chiesa. «Infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito» (1Cor 12,12-13). Lo ha ribadito con parresia papa Leone XIV il 21 maggio, l’altro ieri, ai Moderatori delle Aggregazioni Laicali.
Dalla Pentecoste riparte sempre la testimonianza e l’annunzio del Vangelo della comunità discepolare-messianica, della Chiesa. «L’unico oggetto della Scrittura è la carità», scriveva Pascal (Pensieri, n. 301). E dalla Pentecoste veniamo tutti costituiti artigiani del ‘cantiere di Gerusalemme’ (cfr At 2,1-11), dove le labbra del cuore esprimono nelle diverse lingue l’unica lode a Dio per le sue «grandi opere» (At 2,11). Siamo artigiani del cantiere che vuole aiutare il mondo a liberarsi dallo spirito menzognero e divisivo di Babele, la città idolatra dove ci si confonde e disperde (cfr Gen 11,1-9). Il cantiere dei discepoli del Risorto animati dal Soffio vitale di Dio, al servizio del mondo e della città umana: nell’amore che vince l’odio, nella diversità che genera armonia, nel perdono che ordina la riconciliazione, nella mitezza che apre processi e vie di pace, nella giustizia che custodisce l’uguaglianza e la fraternità, nella compassione che diventa cura, nel dialogo ricco di dolcezza rispetto e accoglienza, nella predilezione per i poveri e i senza voce. Perché insieme a noi il mondo creda all’amore. Perché ogni persona sappia di essere amata da Dio e lo serva amando.
Irrompa ancora nella Chiesa il tuo Spirito, o Dio, lo Spirito del tuo Cristo, il Fuoco che riaccende nei cuori l’amore per te e per ogni tua creatura. Ci desti all’entusiasmo dell’Evangelo e ci consacri, in questo nostro tempo in cui si propaga il fuoco sterminatore della guerra, alla profezia della pace. Aduni nella comunione i discepoli del Risorto sparsi nel mondo. Siano lievito di unità e di speranza per tutta la famiglia umana. O Dio, il solo Alto ed Eccelso, che sei con gli oppressi e gli umiliati, manda il tuo Spirito a vivificare e rinnovare la faccia della terra, a ravvivare lo spirito degli umili e a rianimare il cuore degli oppressi (cfr Sal 103,30; Is 57,15). Vieni, o Spirito, e brucia l’iniquità come fuoco che divora rovi e pruni. Scompaiano i violenti dalla terra, e più non esistano gli empi, misere creature di fango che, in balia del loro narcisismo, si credono onnipotenti (cfr Sal 103,35; Is 9,17). Vieni, o Spirito, e rinnova l’amicizia e la fraternità tra i popoli. Si incontrino solamente per alleanze di pace. A te la lode, la gloria, l’onore e ogni benedizione (San Francesco), Dio fedele alla tua parola: «Mandi il tuo Spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra» (Sal 103,30). L’hai detto e lo farai (cfr Ez 37,14). Amen.
