4 settembre 2026 CS –87/26

Solennità di Santa Rosalia. Omelia Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice. Santuario di S. Rosalia – Monte Pellegrino 4 settembre 2026

COMUNICATO STAMPA

 

Solennità di Santa Rosalia

 

Omelia Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

 

Santuario di S. Rosalia – Monte Pellegrino

4 settembre 2026

 

Rosalia continua ad attirarci. Donna nuova, inedita rispetto al suo contesto, familiare, culturale, cittadino. Originale. Attuale. Donna che è stata capace di rientrare in sé stessa. Donna della “metanoia”, della trasformazione personale, del rinnovamento interiore. Sentinella che veglia sulla sua Città.

Rosalia ci testimonia, avendolo vissuto con radicalità, un ideale e uno stile di vita urgente per noi, oggi: la ricerca di Dio e la «sublimità della conoscenza di Cristo Gesù» (Fil 3,8). Qui a Monte Pellegrino, considerando tutto «una perdita», come scrive Paolo ai Filippesi, Rosalia si è ritirata «per guadagnare Cristo ed essere trovata in lui» (Fil 3,9). Qui ha fatto sue e gustato le parole del Cantico dei Cantici: «Ora l’amato mio prende a dirmi: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto!”. Perché, ecco, l’inverno è passato, il tempo del canto è tornato» (Ct 2, 10-11. 12).

Rosalia in questo Santuario sussurra a tuti i pellegrini che vengono dalla Città, dalla Sicilia, dall’Europa e dagli altri continenti della terra, che Cristo «è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia» (Ef 2,14; cfr Col 1,20). Chi sale a Monte Pellegrino va incontro all’Amato, ricarica i vasi dell’olio della fede, della speranza e dell’amore (cfr Mt 25,113), riceve la pacificazione del cuore, la riconciliazione con Dio e con gli uomini e diventa un credibile testimone e un gioioso evangelizzatore di pace. Da Rosalia parte un chiaro messaggio, una sorta di imperativo: amate Dio! Per vincere la terribile e perniciosa tendenza che da sempre ci contagia: l’egoismo, la brama delle cose, l’insaziabile ricerca di affermazione e di gratificazione, la ricerca di potere e lo spirito di vendetta. Origine di ogni genere di violenza.

La bellezza interiore – che ci contagia S. Rosalia – apre vie di pace e di riconciliazione, processi di condivisione e, conseguentemente, di liberazione e di riscatto. Suscita corresponsabilità verso ogni essere umano specialmente verso chi soffre, i più deboli, gli emarginati, i poveri, i migranti – che hanno volto, carne, affetti, attese di vita – e verso il creato che è Casa comune da custodire e non una mera risorsa da sfruttare avidamente.

Ricercare Cristo, l’Amato, è ricercare e trovare l’armonia con sé stessi, con gli altri, con il creato.  Rosalia ci aiuta a tenere un cuore pacificato, aperto e desto mentre, oggi, tutto concorre all’inaridimento, all’ indurimento, all’ assopimento, al raffreddamento e alla chiusura dei cuori.  Ci offre un ideale e uno stile di vita fatto di primato dell’uomo interiore e dal cuore puro; di mitezza, umiltà; di senso radicato di Dio e di impegno nel pensare la vita come dono e servizio a favore di tutti. Da Rosalia apprendiamo il valore della povertà, della vita semplice e austera, nell’imitazione di Gesù Cristo, che lei ha servito nel primato della contemplazione e della preghiera a favore dell’intera famiglia umana e della sua Città.

Donna della preghiera, unita a Cristo, sosteneva la sua Chiesa palermitana perché fosse liberata dalla peste della divisione e della logica mondana, purificata dai pregiudizi, dall’inimicizia, dalla mondanizzazione, dalle gelosie e invidie così da divenire sempre più segno di unità e di pace, fermento dei valori evangelici e delle Beatitudini nella città degli uomini.

Mentre saluto con cordialità tutti i servitori delle Istituzioni civili, militari e accademiche, ringrazio S.E l’Ambasciatore dell’Ucraina presso la Santa Sede Andrii Yurash per essere venuto come pellegrino di pace – in occasione della scopertura della lapide recante la traduzione in lingua ucraina delle due lapidi preesistenti – in questo Santuario che dal «promontorio più bello del mondo» (J.W. von Goethe) continua a dare voce a Rosalia donna di pace e di concordia, lei che in questa grotta ha vissuto unita sponsalmente a Cristo nostra pace.

L’umanità intera aspira alla pace, ha bisogno della pace. Di evangelizzatori e di artigiani di pace che siano capaci di strapparci alla cultura dell’odio e di formare alla compassione.  Il Vangelo mette in cammino. Apre strade nuove. Dinnanzi allo scempio e alla disumanità delle guerre che stanno compromettendo la convivenza pacifica della famiglia umana, volute o assecondate da sedicenti dominatori del mondo sempre più narcisisti e deliranti, e dinnanzi ai respingimenti dei migranti che stanno trasformando il Mare Nostro in un immenso cimitero, da questo Santuario facciamo nostre le parole Giovanni Paolo II rivolte ai Capi e rappresentanti delle Chiese cristiane e comunità ecclesiali e delle religioni mondiali riuniti ad Assisi il 27 Ottobre 1986 per una giornata mondiale di preghiera per la pace: «Noi affidiamo la causa della pace specialmente ai giovani. Possano i giovani contribuire a liberare la storia dalle false strade in cui si svia l’umanità» (Saluto dinanzi la basilica di San Francesco).

Termino con le parole del profeta Isaia. Si imprimano nei nostri cuori perché, scendendo da questo Santuario, possano risuonare e correre a valle, in ogni luogo dove la vita ci vede quotidianamente impegnati: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: “Regna il tuo Dio”» (Is 52,7).