“Il dialogo, seme di speranza per superare
guerre, conflitti e incomprensioni”
Gli interventi dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice
e del Card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI e Arcivescovo di Bologna
nella prima giornata di SUD – Storie, Umanità e Dialoghi
Evento promosso dal Dipartimento Culture e Società
dell’Università degli Studi di Palermo
“Nella costruzione di ponti di dialogo e di confronto, di pace e non di guerra, la Chiesa sa dove stare, non è neutrale”: il Cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana e Arcivescovo di Bologna, ha citato le parole di un suo predecessore, il cardinale Giacomo Lercaro (Arcivescovo di Bologna dal 1952 al 1968) per spiegare il dialogo continuo della Chiesa in tutte le sue espressioni con l’Università, la scuola, l’associazionismo, la politica, la società. «Non un comodo posizionamento dove consumare ottimismo ma un ruolo da coltivatori di impegno e speranza».
L’occasione è stata rappresentata dal dialogo con gli studenti palermitani nella prima giornata della seconda edizione di SUD – Storie, Umanità e Dialoghi promossa dal Dipartimento Culture e Società dell’Università degli Studi di Palermo. A prendere la parola, l’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice, il Sindaco di Palermo Roberto Lagalla e il Rettore dell’Università degli Studi di Palermo Massimo Midiri. A cucire gli interventi e dialogare con il Cardinale Matteo Zuppi è stata Valentina Favarò, Direttrice del Dipartimento Culture e Società.
Gli spunti di riflessione sono stati numerosi: dal ruolo della Chiesa nella società attuale (con un riferimento esplicito anche al ruolo dell’Europa), alla lettura della Costituzione; dalle guerre che disegnano questo momento storico, alla costruzione della pace; dalla lotta alle dipendenze (emblematico l’esempio del Disegno di Legge elaborato tra Chiesa di Palermo, Università e associazionismo), al diritto alla mobilità di ogni individuo fino all’accoglienza vista come risorsa e non come “pericolo”. Spunti di riflessione uniti da un unico filo: il dialogo è sempre un seme di speranza che deve generare frutti per superare guerre, incomprensioni, squilibri.
Al Cardinale Matteo Zuppi è stato chiesto se il dialogo è un antidoto alla disgregazione sociale presente in tutte le grandi città come Palermo, dove le periferie sono sempre più lontane dal centro che, a sua volta, testimonia la presenza di numerose “periferie esistenziali”: «La disgregazione viene dalla mancanza di dialogo, dall’indifferenza, dalle logiche parallele che non affrontano i problemi o lasciano a ciascuno il proprio problema ma tutti i problemi si risolvono soltanto con l’arte più umana che è quella del dialogo, del pensarsi insieme, del comunicare, dell’elaborare qualcosa che ci unisce. E’ vero – ha aggiunto il Cardinale Zuppi – le nostre città e anche il mondo appaiono disgregati a causa del tanto individualismo e della mancanza di dialogo. Però attenzione, il dialogo non è di chi grida più forte (atteggiamento che la cronaca propone quotidianamente): in genere chi ha poche idee le strilla ma quello è un monologo e il monologo purtroppo corrisponde a questa stagione della forza e della minaccia in cui conta quello che dico io e l’ascolto viene considerato una minaccia perché si teme che arrivi qualcuno che parlerà più forte di me».
L’Arcivescovo di Palermo è un tenace tessitore di dialogo, lo ha dimostrato inaugurando ieri gli “Orti Urbani Migrare” e anche nei giorni scorsi a Sferracavallo, ricordano che il dialogo è sempre più forte delle intimidazioni e delle minacce di chi si esprime nell’ombra, senza metterci la faccia: «Ogni via deve essere percorsa e credo che sulla franchezza della parola e sul dialogo si possono realmente costruire percorsi in grado di aiutare questa città, questa nostra regione. Non abbiamo bisogno di sopraffazione, abbiamo invece bisogno di solidarietà, di mettere insieme le energie, di fare sinergie». Un riferimento alle nuove generazioni: «Tra adulti e giovani non si parlano lingue diverse – ha sottolineato l’Arcivescovo di Palermo – la questione invece è che noi adulti dobbiamo avere la capacità di stare con i giovani che vogliono adulti seri, per questo molte volte c’è il gap dell’incapacità di dialogo. Non dobbiamo avere paura dei giovani, anzi dobbiamo apprezzarli per il loro modo di partecipare e di proporre, penso alle diverse azioni intraprese per Gaza ma anche al loro avvertire la necessità di ri-generare rapporti positivi per la nostra città».
Nel corso dell’incontro al Cinema De Seta l’Arcivescovo ha fatto riferimento all’esperienza appena avviata di “Orti Urbani Migrare”, una sinergia tra l’Università degli Studi di Palermo, la Caritas Diocesana, l’Ufficio diocesano per la Pastorale Sociale e del Lavoro con il supporto di Irritec e Coldiretti e i palermitani originari del Congo, della Costa d’Avorio, del Senegal, di Capo Verde e dello Sri Lanka: «Si coltiva la terra ma si coltivano rapporti, si coltivano semi di speranza e di dialogo, si cresce insieme».
