21 aprile 2026 CS --48/26

I Anniversario della morte di Papa Francesco: Chiesa Cattedrale, 21 aprile 2026. Omelia Mons. Corrado Lorefice Arcivescovo di Palermo

I Anniversario della morte di Papa Francesco

Chiesa Cattedrale, 21 aprile 2026

 

 

Omelia Mons. Corrado Lorefice

Arcivescovo di Palermo

 

«Nel primo anniversario della nascita al cielo del nostro caro Papa Francesco, le sue parole e i suoi gesti rimangono impressi nei nostri cuori. Raccogliamo la sua eredità proclamando sempre la gioia del Vangelo, annunciando la misericordia di Dio e promuovendo la fratellanza tra tutti gli uomini e le donne». Così Leone XIV ha ricordato oggi il suo predecessore (Post pubblicato su X).

Una eredità grande, immensa quella di Papa Francesco. Basta fare memoria di alcuni suoi gesti – noi che lo abbiamo avuto qui a Palermo, araldo dell’Evangelo, amico dei poveri e dei martiri della fede e della giustizia (Pino Puglisi, Paolo Borsellino, …) e riconsiderare l’incipit dei documenti più significativi del suo alto magistero petrino: Evangelii gaudium, Laudato si, Fratres omnes, Gaudete et exultate, Dilexit nos.

Vorrei sintetizzare il suo lascito spirituale con le sue stesse parole: «Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente» (Es. ap. Gaudete et exultate, 1).

Francesco ha lavorato con inedita audacia per una Chiesa appassionata del Vangelo, Evangelii Gaudium. Possiamo comprendere e ri-cor-dare la postura umana, cristiana e magisteriale di Papa Francesco solo a partire dalla sua passione per il Vangelo. E per lui non era una solo una dottrina, ma la Persona e la Parola – Gesù, Il Verbo eterno fattosi carne, morto e risorto – che gli ha cambiato la vita e che sapeva poterla cambiare a tanti altri.

Il Vangelo come un tesoro da spendere per strada, dove, sui sicomori della storia, gli uomini privi di un orizzonte di senso e feriti da un materialismo che genera indifferenza e competizione, sono alla ricerca di un pane sostanziale, di un cibo che porta pienezza alla vita.

Il Vangelo che si fa compagnia di speranza per il futuro del mondo frammentato, dilaniato e impaurito da una «guerra mondiale a pezzi» e che ultimamente vediamo sempre più saldarsi.

Il Vangelo che è tale, “bella notizia”, anzitutto per la Chiesa così da «sporcarsi le mani» nella polvere della storia e percorrere le strade degli uomini e delle donne come tenda di accoglienza e di cura.

Una Chiesa che intercetta il grido dei poveri, veri ‘sensori del Regno’, per annunciare e condividere l’Evangelo, la bella notizia che Dio si ricorda della sua misericordia (cfr Lc 1,68-79) e che abbassa i potenti e innalza gli umili (cfr Lc 1,46-55). E per questo accoglie i poveri e i piccoli, gli umili e «gli scarti» prodotti dalla «globalizzazione dell’indifferenza».

Una Chiesa «ospedale da campo» che attraversa le feritoie della carne trafitta degli uomini, che si china sul loro travaglio e sulle loro attese e se ne prende cura. Una Chiesa «locanda» che accoglie e aggiunge sempre un posto in più alla mensa del Pane sostanziale, quello che il Padre dà, «il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo» (Gv 4,32-33). Il mondo che Dio ha tanto amato da donare il suo Figlio unigenito (cfr Gv 3,16), pane disceso dal cielo. Pane che il Padre dà a tutti i figli, pane della mensa fraterna, in questa umanità che vive in uno stato di perenne vulnerabilità, ferita dall’idolatria del profitto e da un’economia dell’esclusione, da una relazione del terrore. Padre che spalanca la porta della sua casa dove il Pane disceso dal cielo – il suo Figlio fattosi corpo spezzato e condiviso –, espande la sua fragranza di cibo vero, essenziale, quotidiano, pregustazione del banchetto celeste: «Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo» (Gv 4,33).

Una «Chiesa in uscita». Che conosce la strada. Che cammina insieme. Chiesa sinodale che vive, cammina e incontra insieme. Non irretita dall’individualismo e dalla divisione – [la divisione] da ricaduta, poiché anche noi siamo nel mondo, in questo mondo – che spesso prende il sopravvento nelle comunità stanziali, stanche e a volte smarrite.

Comunità della mensa del pane che «dà la vita al mondo» (Gv 4,33), comunità eucaristiche incontrate e nutrite dal Pane disceso dal cielo, il Crocifisso risorto; comunità che condividono la vera ricchezza che hanno ricevuto. Non stazioni di servizi religiosi, ma luoghi di fraternità e di cura perché guariti e nutriti dall’Eucaristia che è cibo di vita eterna ed energia di incontro e di condivisione.

Comunità che non soddisfano solo il bisogno di pane materiale ma che, dal bisogno e nella prossimità di cura, testimonino Gesù il Risorto e la sua Parola: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!» (Gv 4,35).

Fedeli all’eredità di Papa Francesco, uniti a Papa Leone XIV, raccogliamo la sua eredità, continuiamo a proclamare sempre la gioia del Vangelo e – come Stefano – la misericordia di Dio e il suo perdono (cfr At 7,60).