Esequie di Karol Greco e Giuseppe Bisconti
Belmonte Mezzagno
Omelia Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice
Carissimi mamma Loredana e papà Ludovico, Emmanuele ed Aurora, Luisa (fidanzata di Giuseppe),
Carissimi mamma Giusi e papà Giovanni, Rosario e Andrea,
familiari e amici tutti,
il vostro dolore è davvero grande. Lo facciamo nostro, tutti, con sincero affetto. Non siete soli nel portare il peso schiacciante di questa sofferenza atroce. Siamo qui per questo. Osiamo dire, seppur sommessamente, che in qualche modo il vostro è anche il nostro dolore, dell’intera Comunità cittadina, della Comunità parrocchiale, dell’intera Arcidiocesi di Palermo che oggi si rende presente attraverso il suo Vescovo. Direi dell’umanità intera: ogni figlio, infatti, appartiene all’intera Famiglia umana diffusa sulla Terra, nella Casa comune che tutti ospita.
Ancora una volta Belmonte viene colpita da una tragedia immane. Ancora altre giovani vite stroncate: quelle dei nostri carissimi Giuseppe Bisconti e Karol Greco. È tuttora aperta, vivida, la ferita per la tragica morte del giovane Salvatore Giglia di Ciminna. Pochi giorni fa ci eravamo stretti attorno a quel dolore, all’afflizione della famiglia di sangue, della famiglia cittadina e della famiglia parrocchiale. Come oggi ci stringiamo a voi, cari genitori e familiari di Giuseppe e Karol.
Il mio abbraccio profondo affettuoso e partecipe – quello di pocanzi –, assieme all’abbraccio che vi ha fatto arrivare il carissimo Vescovo di Trapani, Mons. Pietro Maria Fragnelli, il nostro abbraccio sia una delicata ma sentita carezza. Vi renda certi che il vostro non può non essere il nostro dolore. Il vostro, il nostro grido straziato e straziante. La vostra, la nostra inquieta domanda. Il vostro, il nostro “perché”: “Perché la giovane vita di Giuseppe e di Karol ha dovuto cedere il passo alla morte che non teme di presentarsi nemmeno durante la spensierata partecipazione ad un evento sportivo?”.
Quanti e quali atroci sentimenti sono passati e passano ancora nei vostri cuori. Una mamma e un papà sanno cosa si fa e si è disposti a fare per i figli. Forse vi ha sfiorato anche il pensiero di aver lavorato invano. A cosa è valso mettere al mondo questi figli? Tutti i sacrifici affrontati. Le attese riposte in loro. Noi tutti, carissime mamme e papà di Karol e di Giuseppe, sappiamo che avete cercato di rendere la loro breve vita serena, aperta ad un futuro di felicità. Siete mamme e papà amorevoli e responsabili. Cittadini onesti. Due famiglie belle e sane che vivono la fede e l’appartenenza alla parrocchia. Genitori di questi due figli semplici e buoni, che portavano in cuore il desiderio di una vita piena e realizzata.
Oggi, giorno dell’Esaltazione della Santa Croce, la Comunità cristiana di Belmonte e l’intera Città non celebrano la Festa esterna patronale. Ma mai come oggi si sentono convocate espressamente dal Crocifisso del Golgota, dal Figlio di Dio fattosi carne, uomo come noi, l’«uomo dei dolori che ben conosce il patire» (Is 53,3), il trafitto sull’ignobile patibolo della croce, schiacciato da quella orribile e cruenta morte.
La presenza del vostro Vescovo non è formale ma sentitissima e dovuta perché se non oggi, e qui a Belmonte, quando, come successore degli Apostoli nella Chiesa palermitana, dovrebbe annunziare che Cristo è morto ed è veramente risorto per noi? Che il Figlio dell’uomo è disceso dal cielo ed è stato innalzato sulla Croce «perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,5-16). Il Crocifisso risorto è dunque datore di vita eterna anche per Giuseppe e Karol.
Vi mancano. Ci mancano. Fisicamente. Affettivamente. Lo gridano, oltremodo e con una intensità unica, le vostre viscere materne e paterne, cari genitori, cari familiari. Lo gridano i nostri cuori. Ogni figlio appartiene anche alla Comunità umana e cristiana. Karol e Giuseppe sono anche nostri figli. Nostri fratelli. Nostri amici.
Il vostro Vescovo è qui, noi tutti siamo qui – la Città intera, a partire dai servitori delle Istituzioni civili e militari, la Comunità parrocchiale tutta, in primis il caro Parroco don Filippo Custode che mi ha tenuto costantemente informato e reso presente in questa luttuosa tragedia –, [siamo qui] per darvi l’abbraccio umano, vero e traboccante, di affettuosa vicinanza, e l’abbraccio fraterno e compassionevole dei discepoli e delle discepole di Cristo crocifisso e risorto.
Il nostro abbraccio di fratelli e sorelle in Cristo, seppur affranti dal dolore che ci procura la morte per la separazione dai corpi dei nostri cari Karol e Giuseppe, trasfonde in voi la forza vivificante di questa celebrazione eucaristica nella quale, nell’attesa della sua venuta, annunziamo la morte del Signore Gesù e proclamiamo la sua resurrezione.
«Colui che «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,8.), Gesù Cristo, è il Signore! Il Risorto datore di vita. È la certezza che ci anima nello starvi accanto. La certezza che condividiamo nella Comunità cristiana di cui siamo e anche voi familiari siete pietre vive.
Guardatelo cari genitori: Loredana e Ludovico, Giusi e Giovanni, e voi tutti familiari. Innalziamo lo sguardo verso il Crocifisso, anche se i vostri occhi sono spossati dal dolore. Guardiamolo tutti, fissiamolo. Oggi particolarmente.
È l’Esaltato dalla e nella Croce. È l’Amore Crocifisso. Il Vittorioso sulla morte, avendola sperimenta anche lui nella piena comunione d’amore e di fiducia in Dio Padre. Guardiamolo, certi di rimanere in vita anche quando la morte ci schiaccia e annienta con il suo veleno devastatore. La sua morte ingiusta e atroce ma affrontata credendo all’amore fino alla fine è l’antidoto alla nostra morte. Il veleno della morte è neutralizzato dall’Innalzato sulla Croce, da Gesù Cristo, il Messia di Dio Salvatore. Chiunque crede in lui non andrà perduto, ma ha la vita eterna (cfr Gv 3,16).
Cristo nostra Pasqua è stato immolato. Anche su queste inaccettabili morti di Karol e di Giuseppe, rifulge la vittoria sulla morte del Crocifisso risorto.
La presenza della Madre, della Donna dei dolori, presso la Croce di Gesù, ci assicura la sua presenza presso tutte le croci, lì dove ci sono madri e padri che conoscono la morte prematura dei propri figli. L’Addolorata ci sia di consolazione, sia balsamo di speranza, di vita e di comunione eterna con Giuseppe e Karol. Affideremo al sepolcro nel nostro cimitero i loro corpi, mentre vivono in Dio ed in attesa della loro risurrezione, nei Cieli Nuovi e nella Terra Nuova inaugurati dalla Croce gloriosa di Cristo. Dove non ci saranno più né lutto né pianto. E dove Dio sarà tutto in tutti.
Ci ritroveremo ancora e definitivamente carissimi Giuseppe e Karol. Per l’eternità!
