Messaggio di Pasqua dell’Arcivescovo

Carissime Sorelle e carissimi Fratelli,

con profonda emozione vi scrivo per dirvi che non c’è mattino più dolce del mattino di Pasqua, fatto di un’alba a lungo attesa, di una corsa trafelata, di un sepolcro vuoto, di un annuncio sconvolgente che passa di bocca in bocca e, prima ancora, di cuore in cuore: Cristo è risorto, è veramente risorto!
            Quel sogno che l’uomo da sempre ha cullato e mai potuto realizzare è diventato realtà: la morte è stata sconfitta grazie al sacrificio dell’unigenito Figlio di Dio, Gesù Cristo, nel quale anche noi per grazia siamo diventati figli di Dio. La morte è stata vinta in Gesù e aspetta di essere vinta in ciascuno dei suoi fratelli e delle sue sorelle.
            Con il cuore grondante di gioia desidero, come padre e pastore dell’amatissima Chiesa di Palermo, chiedere al Signore per ciascuno di noi la grazia di entrare in questo mistero di luce o nella luce di questo mistero, accogliendo nella nostra vita l’annuncio della Pasqua e facendone il cardine della nostra testimonianza tra le case degli uomini, in mezzo alle opere e ai giorni della nostra gente, spesso così affaccendata ma pur sempre alla ricerca di Luce nella notte che turba l’esistenza.
            Penso particolarmente a quanti soffrono nel corpo e nello spirito, a casa o negli ospedali; alle tante situazioni di disagio e sofferenza che molti fratelli e sorelle devono affrontare in questo periodo a causa della mancanza del lavoro o della casa; a quanti sono coinvolti nei molteplici fenomeni migratori che conducono sulle sponde della nostra Isola migliaia di fratelli, spesso in condizioni disumane, cui la comunità cristiana deve offrire un’accoglienza affettuosa e generosa, capace di trovare sempre nuove forme di com-passione attinte da quella fonte inesauribile che è il cuore di Cristo, buon Samaritano, che sia da stimolo alle Istituzioni perché sempre più pensino il loro mandato a partire dai più  deboli e dagli ultimi.
            Un pensiero del tutto speciale e paterno vorrei rivolgere in questa Pasqua al nostro carissimo Biagio Conte, testimone instancabile della prossimità di Dio Padre verso i suoi figli più poveri, e alle sue diverse comunità di accoglienza in cui nella ferialità della vita si fa esperienza di speranza e carità. Ma anche alla nostra Caritas, alle Parrocchie e a tante  Famiglie religiose che promuovono e animano nel nostro territorio diocesano concreti segni di carità evangelica.
            Accogliere l’annuncio della Pasqua vuol dire esserne testimoni ed è quanto auguro a ciascuno di voi, carissimi figli. Possa ognuno essere testimone audace e credibile del Crocifisso Risorto, dell’Innalzato Glorioso e possa passare il testimone a quanti incontra nel proprio cammino, sapendo che la fede si trasmette per contagio e che non è un tesoro da tenere nascosto, come spesso ci ricorda Papa Francesco invitandoci ad essere Chiesa in uscita. Vorrei che la nostra Chiesa palermitana vivesse e agisse a partire dalla risurrezione di Cristo.      A tal proposito, desidero far mie alcune espressioni di un autore a me molto caro: «A partire dalla risurrezione di Cristo può spirare un vento nuovo e purificante per il mondo d’oggi. Se due uomini credessero realmente a ciò e, nel loro agire sulla terra, si facessero muovere da questa fede, molte cose cambierebbero. Vivere a partire dalla risurrezione: questo significa Pasqua» (D. Bonhoeffer, A E. Bethge 27 marzo 1944).
            Con questi sentimenti di profondo affetto e amore per ciascuno di voi, auguro a tutti di vivere la gioia sconvolgente della Pasqua, in particolare ai giovani delle nostre Comunità, dei nostri Gruppi e Associazioni. Il Crocifisso risorto continui a sedurre i loro cuori perché possano spendere la loro vita nel mondo e nella Chiesa nella misura del dono totale di sé. Buona Pasqua a tutti!
 
 
            Palermo, 20 marzo 2016