31 ottobre 2026 CS –113/ 26

Eucaristia in suffragio di Sua Eminenza il Cardinale Paolo Romeo – Chiesa Cattedrale, 31 ottobre 2026 – Omelia Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

Eucaristia in suffragio di Sua Eminenza il Cardinale Paolo Romeo

Chiesa Cattedrale, 31 ottobre 2026

 

Omelia Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

 

Ci riconosciamo convocati, adunati ancora una volta dallo Spirito in questa chiesa Cattedrale dove innumerevoli volte il Cardinale Paolo ha presieduto il Rendimento di grazie facendo memoria del Signore morto e risorto.

Siamo riuniti per porre su questo altare il segno che il Signore Gesù fece e ci consegnò in quell’ultima cena, la fractio panis, mentre pregustiamo e attendiamo il suo ritorno nella gloria. Oggi lo ripetiamo, obbedienti al suo comando, ricordando il Cardinale Paolo, l’Apostolo di questa Chiesa, l’Araldo del Vangelo inviato a Palermo nel 2007 dal Successore di Pietro, Benedetto XVI, e che Domenica scorsa, Pasqua della settimana, ha terminato la sua corsa terrena conservando la fede (cfr 2Tm 4,7).

Le parole di Paolo ai Filippesi, come anche le parole del Salmo 42, giungono a noi anche come lascito testamentario e patrimonio spirituale del Cardinale Paolo alla sua amata Arcidiocesi, ai suoi familiari e alla Luogotenenza per l’Italia Sicilia dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Le accogliamo con serena gratitudine. Ci confortano nell’innalzare fiduciosi la nostra preghiera in suo suffragio: «Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. […] ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo» (Fil 1,21.23).  «L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò a contemplare il volto di Dio?» (Sal 42,3).

Il Cardinale Paolo si è preparato all’incontro con il Signore nella preghiera e nell’offerta della prova della fragilità umana sperimentata nei lunghi mesi di malattia. Desideroso di accogliere la chiamata definitiva al giudizio di Dio. Fiducioso di presentarsi al cospetto dell’Altissimo e dirgli: «Signore: “Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio, in cui confido”» (Sal 90,2).

Ma questo suo desiderio di prendere parte alla beatitudine degli «invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello» (Ap 19,9), ne siamo certi, non dice abbandono di quanti egli nella sua vita – a cominciare dai suoi cari familiari – e nel suo ministero episcopale, ha custodito, curato e amato. Di quanti ha radunato qui in questa chiesa Cattedrale attorno all’altare dell’amore smisurato di Cristo e della comunione del pane sostanziale per la vita eterna: «Io mi ricordo d’un tempo fino alla commozione, quando avanzavo tra la folla fino alla dimora di Dio tra canti di gioia e ringraziamenti di una folla festante» (Sal 42,5).

L’Apostolo Paolo, pensando all’amata comunità di Filippi, esternando il suo combattimento interiore – se lasciarla per raggiungere il Signore o restare – arriva a scrivere: «continuerò a rimanere in mezzo a tutti voi per il progresso e la gioia della vostra fede» (Fil 1,25). È lo stesso sentimento che ha guidato il Cardinale Paolo: l’amore che diventa servizio, cura, dedizione. L’instancabile desiderio di raggiungere tutti, di continuare ad interessarsi con passione della Chiesa universale, della Chiesa di Palermo, che ha servito come Arcivescovo, e della Chiesa di Acireale, che lo ha generato alla fede.

Risuonano nei nostri cuori le vibranti parole che l’Apostolo Paolo – e il Cardinale ne porta il nome – scrive alla comunità di Corinto: «Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete già saldi» (2Cor 1,24). [Queste parole] Insieme alle parole del Vangelo odierno, ci consegnano come un altro lascito testamentario dell’Arcivescovo Paolo. Gesù entra di sabato in una casa per «mangiare il pane (φαγεῖν ἄρτον)» (Lc 14,1). E proferisce la parola che lo performa e lo anima. La parola che continua a ripetere a noi suoi discepoli e discepole: «Va’ a metterti all’ultimo posto» (Lc 14,10).

Il Cardinale Paolo ha radunato la sua Chiesa attorno alla mensa della Parola e dell’Eucaristia. Chiesa performata da Cristo, che vive di Cristo, che ha «gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo» (Fil 2,5). Nessuna ostentazione in lui. Solo un tratto spontaneo e semplice.

La tavola imbandita del banchetto eucaristico è memoria del Servo del Signore e plasma una Chiesa fraterna e serva. Chiede ai discepoli e alle discepole di Gesù di pensarsi e farsi servi gli uni degli altri, di ricercare l’ultimo posto e di fuggire i primi, sull’esempio di Colui che è venuto non per farsi servire ma per servire, non per dare esibizione di sé, ma per occupare il posto vergognoso ed infamante del servo di tutti. Le parole di Gesù che Luca riporta nel contesto dell’ultima cena rivelano questo preciso significato: «Chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22,26-27). Siamo tutti servi di Dio al servizio dell’umanità. Al servizio della città degli uomini perché cresca nella giustizia e nella pace.

Benediciamo il Signore per i tanti benefici che, attraverso la vita e il ministero del Cardinale Paolo, si sono riversati e intrecciati con la storia di ciascuno di noi e della nostra Chiesa, delle nostre città. In questa storia concreta riconosciamo l’opera della grazia di Dio, perché ogni ministero vissuto nella fede, pur rimanendo sempre un vaso fragile, è il luogo nel quale il Signore depone il tesoro del Vangelo del Regno. Il bene compiuto, allora, non appartiene soltanto a chi lo ha realizzato, ma diventa dono per tutti, patrimonio del popolo di Dio, seme affidato alla terra perché porti molto frutto.

Carissimo Cardinale Paolo, la Chiesa che hai servito ti affida al Buon Pastore e continua fiduciosa il suo cammino, custodendo il bene ricevuto attraverso il tuo ministero episcopale e chiedendo al Signore di farlo fruttificare. Noi restiamo pellegrini, sostenuti dalla speranza della risurrezione e dalla promessa di Colui che è venuto perché abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza (cfr Gv 10,10).

Nostra Signora Regina della Palestina, patrona dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, mentre invochiamo dal Tuo Figlio il dono messianico della pace per il mondo e in particolare per la Terra Santa, accogli con amore materno la nostra supplica: apri al nostro Arcivescovo Paolo le porte del cielo perché goda dell’abbraccio trasfigurante di Dio, Padre onnipotente e misericordioso. Amen.