COMUNICATO STAMPA
Esequie Salvatore Giglia,
omelia dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice
Chiesa Madre di Ciminna, mercoledì 2 settembre, ore 16.00
Sarà l’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice a presiedere i funerali del giovane Salvatore Giglia, morto per le gravi ustioni riportate nel tentativo di arginare il fuoco durante l’incendio divampato tre giorni fa alle porte di Ciminna. La celebrazione avrà luogo oggi alle ore 16.00 nella Parrocchia Santa Maria Maddalena – Chiesa Madre di Ciminna.
Omelia Arcivescovo di Palermo
Carissime, carissimi,
Cara mamma Santina, Caro papà Roberto, caro Natalino, cara Giovanna,
siamo tutti dentro le fiamme del fuoco che ci hanno tolto Salvatore, e con lui ci hanno tolto la vita. Le fiamme che hanno bruciato Lui, la vostra vita, tolgono pure a noi le parole. Lo strazio ci brucia. E sentiamo le nostre vite, i nostri corpi, i nostri cuori, che ardono di amore, come bruciati senza fine dalla mancanza di Salvatore. «No, no, no!» avete gridato. Non può essere vero.
Come vorremmo, cara Santina, caro Roberto, caro Natalino, cara Giovanna, parenti e amici tutti, tornare indietro, un attimo prima di quell’incendio che è partito, diabolicamente, lì dov’era Salvatore. Come vorremmo essere là un attimo prima che lui, travolto dalla sua intima bontà, dalla sua generosità, si buttasse nelle fiamme per salvare la casa di campagna, quel luogo caro e sacro della sua famiglia. Tornare a quell’istante, essere disposti anche ad accogliere la rabbia che ci suscita, ci aiuta anche a trovare il coraggio della verità: questo rogo non è una tragica fatalità, ma il frutto avvelenato di una mano criminale, vigliacca e dolosa, che continua a violentare e bruciare la nostra terra. Chi appicca il fuoco per incuria, disprezzo del bene comune o logiche delinquenziali e parassitarie calpesta la sacralità della vita umana e si macchia di un delitto esecrabile. Che va riparato. A questa barbarie che distrugge il futuro, Salvatore ha opposto la limpidezza della sua vita, il senso del dovere e il coraggio di chi difende ciò che ama fino all’estremo sacrificio.
Mamma Santina, papà Roberto, Natalino avete davanti agli occhi – ormai per sempre – la stessa immagine: Salvatore e le fiamme. E noi con voi. Come voi stretti attorno al corpo tormentato di Salvatore, anche noi siamo solo chiamati a restare, senza la pretesa di spiegare l’inspiegabile o di offrire consolazioni a buon mercato. Una madre, quando il figlio soffre, non cerca risposte: si fa grembo, si china sul dolore, raccoglie le lacrime a una a una, lo stringe al cuore in silenzio. Oggi vorremmo essere esattamente questo per voi: per te, Santina, per te Roberto, per te Natalino, per te Giovanna che eri il suo amore e il suo domani, per i parenti e per i suoi amici più cari. Vorremmo farci carico noi del vostro respiro spezzato, avvolgere il freddo che vi è rimasto dentro dopo che il fuoco ha raggiunto e poi spento la voce di Salvatore. Non vogliamo proferire parole di esortazione o di consolazione. Ce ne sarebbero? Vi chiediamo solo di appoggiare la testa su questo abbraccio che la comunità intera vi offre: un abbraccio disarmato, che non scappa dal vostro pianto e che custodisce ogni frammento di ciò che Salvatore è stato e continuerà a essere. La Chiesa non ha parole consolanti, non sa cosa dirvi, sa solo donarvi un’altra scena di due madri. Rachele che urla la morte del figlio e che non vuole essere consolata (cfr Ger 31,15). Non ci sono consolazioni per la morte di chi era e rimane la nostra vita. E poi una seconda donna, e madre: Maria, che ai piedi della Croce vede il figlio torturato dalla sofferenza, che prega e grida e non ha altra risposta se non guardarlo e piangere: il cuore trafitto da una spada (cfr Gv 19,25-30; Lc 2,35). Il giovane Gesù di Nazareth che geme e urla al Padre. Si sente abbandonato. Che cosa significa per una mamma sentir urlare di dolore il proprio figlio? E tu, mamma, tu, papà, che cosa significa tutto questo per voi?
Perché? Con voi anche noi gridiamo al Cielo: Perché? Niente può giustificare un dolore così grande, quello di Salvatore e quello vostro, e quella della comunità parrocchiale e civile che grida a Dio: perché? Perché è successo? Perché Dio non rispondi e ci lasci nel silenzio? Perché proprio il nostro Salvatore ha dovuto sperimentare che il fuoco può non essere fratello ma diventare nemico, uccisore? In questi giorni abbiamo chiesto a Dio insieme, insistentemente, che Salvatore vivesse. Domenica anch’io qui a S. Francesco. Le domande restano urla senza risposta. Dopo, rimane solo il silenzio di chi, ferito nell’amore, non ha possibilità di cambiare i fatti. Siamo distrutti. Vi e ci hanno tolte le parole.
Nel silenzio che accade dopo aver urlato il proprio dolore, risentiamo le parole di Colui che poteva salvare Salvatore e non l’ha fatto. E non sappiamo perché. Lui non risponde alle nostre domande: perché Salvatore? Perché proprio lui? Perché accadono queste atroci sofferenze? Perché il fuoco può rubare il figlio, l’uomo che ami, il fratello, l’amico, il confratello? Rivolgiamo queste domande a chi – secondo il nostro cuore – doveva, poteva salvarlo e non l’ha fatto. Ma Lui non risponde. Anche Lui è travolto dal dolore. Anche Lui, il Cristo, aveva un Padre che poteva salvarlo e non lo salvò. Lui, dal profondo del suo dolore parla, anzi sussurra al nostro dolore: «Venite a me Santina, Roberto, Natalino, Giovanna. Distrutti dal dolore, bruciati nel vostro amore. Venite a me. Al mio Cuore, che ha una ferita che non si rimargina». Gesù – devo dirvelo con imbarazzo ma è così – Gesù si sente in colpa perché non ha tolto e non può togliere dalla vita il dolore. Ma sussurra e dice qualcosa di incredibile. Gesù vi dice – con il cuore straziato, lo stesso cuore che fremette per la morte dell’amico Lazzaro – vi dice Santina, Roberto, Natalino, Giovanna, qualcosa di incredibile. Mi imbarazza dirvelo. Vi dice: «Nelle fiamme c’ero e ci sono pure io. Lo sento tutto anch’io, il fuoco che ha straziato lui e strazia voi».
Crediamogli! Siamo qua con voi, io vostro fratello Vescovo, con tutta la comunità ecclesiale per dirvi: crediamogli! Tutti noi, comunità ecclesiale e civile, vi diciamo: non vi lasceremo soli! È accaduto a voi quello che può accadere a tutti. Nessuno è al sicuro dalle fiamme. Ma dentro le fiamme che possono distruggere le nostre vite deve rimanere intatta la certezza che Lui, che poteva salvarsi dalla Croce, ci rimase, per restare con le braccia aperte ad accogliere tutti voi, tutti noi. Questa è la missione impossibile che ci ha affidato: da venti secoli. Quella di annunciare che Lui è con i vinti, con i distrutti nel corpo e nel cuore. Nella messa ci dirà che il suo corpo rimane spezzato e si spezza di nuovo ad ogni urlo di dolore. Che nel suo corpo sono rimasti tutti i chiodi perché i chiodi di ogni vita si ritrovano in Lui.
È Lui che ha accolto tra le sue braccia Salvatore. Vi prego Santina, Roberto, Natalino, Giovanna accanto alla scena del fuoco che brucia Salvatore, guardate la scena vera anche se invisibile del Crocifisso che abbraccia Salvatore. Salvatore è abbracciato da Lui. Salvatore è stato meraviglioso, valoroso fino alla fine. La sua generosità, che lo ha travolto, è una lezione e un dono per tutti noi. Lo sappiamo: Salvatore è stato ucciso dal fuoco, ma nel fuoco così resterà in vita, perché è vivo nel fuoco del vostro e del nostro amore. È nel fuoco dell’amore smisurato di Gesù e di sua Madre. Nell’Eucaristia oggi vivremo la morte di Cristo e la morte di Salvatore. La resurrezione di Cristo, la resurrezione di Salvatore. Dio ci doni di credere e di amare, nonostante tutto. La risurrezione è la risposta di Dio a Gesù crocifisso! Ai crocifissi di ogni tempo. A Salvatore!
E ora ti preghiamo, o Signore, coralmente, tutti insieme. Tu che hai condiviso i nostri dolori, Tu che sei rimasto solo sulla croce, Tu che non hai sperimentato il soccorso di tuo Padre, guarda alla giovinezza freschissima e promettente di Salvatore, traboccante di desiderio di vita e di progetti, ai dolori indescrivibili della sua agonia, alla nostra immensa afflizione, e ricordati dell’amore che hai avuto per tua Madre, fino alla fine, fin sulla croce. Dona a Salvatore il Tuo abbraccio fraterno, e a sua madre, a suo padre, alla sua fidanzata, a suo fratello, ai suoi amici, che restano soli sulla terra, come steli senza fiore, dona loro di gridare verso di Te con tutta la loro forza e di sentire, in questo urlo, un segno della Tua presenza misteriosa, che noi vogliamo significare nel nostro abbraccio e nella nostra vicinanza nell’angoscia. Tu che sei il Signore dei poveri e dei dolenti, Tu che hai scelto la loro parte nella storia, non abbandonarci nella prova ma liberaci dal maligno. Amen.
