11 aprile 2026 CS --42/26

La Chiesa di Palermo, insieme al Vescovo di Roma e alla Chiesa universale, in preghiera per la pace Palermo, Parrocchia Sant’Antonio di Padova – Frati Minori 11 aprile 2026 Meditazione Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

COMUNICATO STAMPA

 

La Chiesa di Palermo, insieme al Vescovo di Roma

e alla Chiesa universale, in preghiera per la pace

 

Palermo, Parrocchia Sant’Antonio di Padova – Frati Minori

11 aprile 2026

 

Meditazione

Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

 

Siamo qui stasera – Sorelle e Fratelli, Amiche e Amici – a nome dell’umanità intera. Sentinelle nella notte del mondo, rivolgiamo lo sguardo a te, Signore Gesù, e ti invochiamo: o Sole, «Óriens ex alto», venuto a «rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte», dirigi «i nostri passi sulla via della pace» (Lc 1,76-79).

I grandi del mondo hanno smarrito l’Óriens, la direzione della Luce che dirada le tenebre della morte e fa deflagrare la vita.  Si sono rivolti all’oriente geografico da idolatri, per interessi economici e per prurito di supremazia e di dominio del mondo. Ma non si sono ‘orientati’ a te, fonte della Luce che mai tramonta. Sono dis-orientati.  Ci dis-orientano.

Noi sappiamo cosa sta succedendo in questo momento nel Medio Oriente. Cosa accade nel mondo, nella Casa comune. Precipitiamo nel baratro, nel buio. Un mondo tecnicamente evoluto ma privo di luce, senza Óriens. Guardando in questo momento ad Oriente riconosciamo l’assurdo di un mondo senza direzione. Senza futuro. Una umanità disorientata a tal punto che è nella condizione di disporre di distruggere se stessa. Priva di una solidarietà salvifica, precipita in una babele di perdizione. Il Medio Oriente è l’emblema della guerra che travolge il mondo, di tutte le guerre che stanno infestando e oscurando la Casa comune. Ci stiamo abituando al buio, ormai squarciato solamente dai bagliori mortiferi dei missili e dei raid dell’aviazione americana, israeliana, russa e degli Stati invasi e umiliati.

I capi dei potentati umani ardiscono addirittura invocare il tuo Santo Nome. Ma lo usurpano. Lo bestemmiano. Mossi «dall’avidità e dall’odio – come ha detto, ancora una volta, ieri Papa Leone XIV rivolgendosi agli eparchi caldei –, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza, nei luoghi sacri dell’Oriente cristiano, profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi. […] Dio non benedice alcun conflitto; […] chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; […] non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli» (Discorso ai componenti del Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei, 10 aprile 2026).

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Signore Gesù, rendi coraggiosa la tua Chiesa e audaci le nostre comunità cristiane. Leone XIV ci ha esortati: «Potrebbe sembrare che vivere secondo il Vangelo, cioè nella mitezza e nella ricerca paziente dell’unità, sia controcorrente e talvolta persino controproducente, ma in realtà si rivela come la via più sapiente, perché l’amore è l’unica forza che vince il male e sconfigge la morte» (Ivi).

Nel 1932 Dietrich Bonhoeffer tenne una conferenza su Cristo e la pace. Molto probabilmente dopo l’andamento fallimentare della Conferenza per il disarmo tenutasi a Ginevra nell’estate 1932 al fine di evitare una seconda guerra in Europa, negoziando la riduzione degli armamenti fra i vari stati. All’insegna del discorso della montagna, così si espresse: «Le autorità umane, che hanno cercato di stabilire la pace su una base politica, ora hanno fatto di nuovo naufragio. […] Finché il mondo farà a meno di Dio, le guerre ci saranno. Per Cristo è molto più importante che noi amiamo Dio, che noi ci poniamo a quella sequela di Gesù alla quale siamo chiamati con la promessa delle beatitudini (Mt 5,3-12), e che, così facendo, siamo testimoni della pace. Questa sequela di Cristo proviene e si basa totalmente su una fede semplice e, viceversa, anche la fede è autentica soltanto nella sequela. Così dunque la testimonianza di pace di Cristo si rivolge a chi ha fede, mentre il mondo ne è giudicato».

E il card. Giacomo Lercaro, il 1° gennaio 1968, nella famosa Omelia tenuta per la Prima Giornata Mondiale della pace voluta da Paolo VI – che gli costò la rimozione da Bologna – con parresia  evangelica disse: «La Chiesa non deve far mancare il suo giudizio dirimente – non politico, non culturale, ma puramente religioso – sui maggiori comportamenti collettivi e su quelle decisioni supreme dei responsabili del mondo, che possano coinvolgere tutti in situazioni sempre più prossime alla guerra generale e che possano, a un tempo, confondere le coscienze proponendo false interpretazioni della pace o false giustificazioni della guerra e dei suoi metodi più indiscriminatamente distruttivi. Certo la Chiesa non può né deve assidersi arbitra delle contese politiche fra le nazioni: memore della risposta data da Gesù a chi gli chiedeva di arbitrare la divisione dell’eredità fra due fratelli, la Chiesa deve ripetere agli uomini e agli Stati: “Chi mi ha costituito arbitra o ripartitrice fra di voi” (Lc 12,13-14). Certo, la Chiesa – per non apparire invadente o parziale o imprudentemente impegnata nell’opinabile e nel contingente – deve affinare sempre più la sua purezza trascendente e il suo distacco da ogni interesse politico e persino da ogni metodo in qualche modo analogo a quelli delle potenze. Ma la Chiesa non può essere neutrale, di fronte al male da qualunque parte venga: la sua via non è la neutralità, ma la profezia; cioè il parlare in nome di Dio, la parola di Dio. Pertanto, nell’umiltà più sincera, nella consapevolezza degli errori commessi nella sua politica temporale del passato, nella solidarietà più amante e più sofferta con tutte le nazioni del mondo, la Chiesa deve tuttavia portare su di esse il suo giudizio, deve – secondo la parola di Isaia ripresa dall’Evangelista san Matteo (12,18) – “annunziare il giudizio alle nazioni”». E su questo fondamento evangelico, l’Arcivescovo di Bologna, arrivò a prendere una chiara posizione: «l’America (al di là di ogni questione di prestigio e di ogni giustificazione strategica) si determini a desistere dai bombardamenti aerei sul Vietnam del Nord».

Messia crocifisso, morto e risorto, mite e umile Principe della pace (cfr Is 9,5-6), ci presentiamo stasera in questa casa di preghiera con l’unica forza che noi cristiani e tutti i veri adoratori di Dio conosciamo e che anche tu hai praticato nei giorni della tua vita terrena: alzare gli occhi e il grido del cuore perché «è dal Cielo che viene l’aiuto» (1Mac 3,19).

Veglia su di noi, o Dio nostro Padre compassionevole, e liberaci dal male della guerra (cfr Sal 120). Dona al mondo la pace. Ascolta il grido e l’implorazione degli innocenti e delle vittime di ogni guerra. Fa’ che non ci abituiamo al male e alla sofferenza umana, soprattutto al dolore dei piccoli e dei poveri. Ascolta la nostra preghiera. Fa’ che ci convertiamo tutti alle parole dell’Unico che può dare alla famiglia umana la vera pace duratura: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27). Fa’ che i prìncipi della guerra – Trump, Netanyahu e Putin, in preda alla follia della sclerocardia, incuranti anche del Diritto Internazionale – si convertano alla via della pace con il ripristino del diritto e del dialogo. I loro orecchi siano trapassati dalle parole pronunciate da Paolo VI alle Nazioni Unite il 4 ottobre 1965: «Ascoltate le chiare parole d’un grande scomparso, di John Kennedy, che […] proclamava: “L’umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all’umanità”».

Gesù, Risorto che continui a venire a stare in mezzo, nonostante i nostri sbarramenti, annunzia ancora: «Pace a voi» (Gv 20,19.21) e mostraci i segni della tua passione per amore, l’amore più grande che vince l’odio e sbaraglia la morte. Manda la tua Chiesa a convocare tutti, perché sentano la parola per la quale essa esiste e che sempre e a tutti deve annunziare: «Pace a voi». Non è un semplice saluto buonista, ma potente energia di condivisione, in gesti e parole, della ‘tua’ pace, Amore crocifisso, «non come la dà il mondo».

Sostienici e incoraggiaci, o Madre, a fare ciò che il Risorto ci ha detto: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21; cfr 2,5). Con la stessa parresia dei martiri della fede e della giustizia. Amen.