2 febbraio 2026 CS –15/26

Celebrata la XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata – Lunedì 2 febbraio 2026 Parrocchia San Filippo Neri (via Fausto Coppi, Palermo) – Omelia Arcivescovo di Palermo Monsignor Corrado Lorefice

E’ stata la Parrocchia San Filippo Neri a ospitare, lunedì 2 febbraio, la XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata promossa dal Vicariato per la Vita Consacrata dell’Arcidiocesi di Palermo con il coinvolgimento di CISM, USMI, CIIS, OV, OVID. La solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice (durante la quale i consacrati hanno rinnovato la loro professione) è stata preceduta dal Lucernario e dalla processione verso la chiesa parrocchiale.

A quaranta giorni dal Natale, Maria e Giuseppe portano Gesù al Tempio di Gerusalemme per presentarlo al Signore, come prescriveva la Legge. È qui che il vecchio Simeone riconobbe nel Bambino la “luce per illuminare le genti”, annunciando che Cristo è salvezza offerta a tutti i popoli. Da questo passo nasce il forte simbolismo della luce: le candele benedette, portate in processione, ricordano Cristo come luce che vince le tenebre del peccato e della morte. La festa unisce così il mistero dell’Incarnazione a quello della Pasqua, anticipando il destino di Gesù e la chiamata di ogni credente a essere luce nel mondo. Non è solo una memoria liturgica, ma un invito attuale: accogliere Cristo, lasciarsi illuminare da Lui e testimoniare, con la vita, una fede che rischiara anche i giorni più bui.

 

Festa della Presentazione del Signore – XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata

 

Chiesa S. Filippo Neri – Palermo\Zen

2 febbraio 2026

 

Omelia

 

Carissime, carissimi,

la Presentazione di Gesù al Tempio costituisce un’eloquente icona della Vita consacrata, del “segno” che da sempre arricchisce la Chiesa nella fedeltà al Vangelo e nel dono totale della vita dentro le pieghe e le piaghe della storia.

Perché nella Festa delle luci, dell’Incontro – dell’Ipapante, come viene chiamata in Oriente –, abbiamo scelto di venire a celebrare la XXX Giornata Mondiale della Vita consacrata in questa cara Comunità parrocchiale “S. Filippo Neri” allo Zen?

Alla luce dei fatti che ultimamente hanno interessato questo amato e tormentato quartiere, il tema proposto dal Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica nella Lettera inviata per la XXX Giornata Mondiale: Profezia della presenza: vita consacrata dove la dignità è ferita e la fede è provata, ci ha fortemente sollecitati a scegliere questa porzione di Chiesa e di Città che vive allo Zen.

Siamo qui per condividere con questa Parrocchia, curata dai padri dell’Istituto del Verbo Incarnato, la grazia e la gioia della chiamata alla Vita consacrata presente nella nostra Chiesa palermitana nelle diverse configurazioni suscitate dalla Spirito.

Come suggerisce la Lettera del Dicastero, la vostra – carissimi Consacrati e Consacrate – è una chiamata ad essere «“presenza che resta” […], nei luoghi dove il Vangelo si vive spesso in condizione di fragilità e prova». La Vita consacrata, infatti, non prende le mosse da un nostro mero progetto personale, da un nostro programma – non sarebbe una chiamata bensì un’autocandidatura – ma dalla grazia del Signore che raggiunge lì dove la vita ci ha collocati, attraverso un incontro che sconvolge e trasforma la nostra esistenza e ne performa la logica. Chi incontra Gesù, il Crocifisso risorto, nel concreto svolgersi della vita, non può rimanere uguale a prima. La Parola di Dio, quando è accolta e obbedita, crea un legame solido – una relazione fondante e definitiva – non solo con Colui che l’ha inviata, ma anche con tutti gli altri e le altre che hanno aderito a questa poliedrica forma di vita nella Chiesa. E, conseguentemente, attua una nuova relazione con l’intera “famiglia umana” che abita la “Casa comune” e che domanda corresponsabilità e impegno per il bene comune, la giustizia e la pace. Penso in questo momento alla creatività della ‘fede operosa’ dei vostri Fondatori e Fondatrici!

L’obbedienza a Dio attraverso l’ascolto della sua Parola connota i personaggi della pagina evangelica odierna. Maria, Giuseppe, e lo stesso Gesù, sono icona di coloro che vivono «secondo la Parola» (Lc 1,38), obbedienti a quanto «è scritto nella legge del Signore» (Lc 2,23). Simeone e Anna, sono icona di «quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme» (Lc 2,38). Come anche i pastori, messi in cammino verso il segno del Bambino deposto in una mangiatoia dalla parola annunziata dagli angeli (cfr Lc 2,12).

Nel mistero dell’Incarnazione, il Figlio di Dio, la sua Parola eterna, si fa carne per assumere tutto l’uomo, ogni uomo e ogni donna di ogni tempo; nella sua Pasqua, condividendo il travaglio della creazione, apre la storia umana ad un compimento salvifico, indirizzandola verso la sua piena trasfigurazione.

«Il brano della Lettera agli Ebrei, che abbiamo ascoltato – ribadiva Papa Francesco nel 2016 – ci ricorda che Gesù stesso, per farsi incontro a noi, non ha esitato a condividere la nostra condizione umana: “Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe” (v. 14). Gesù non ci ha salvati “dall’esterno”, non è rimasto fuori dal nostro dramma, ma ha voluto condividere la nostra vita. I consacrati e le consacrate sono chiamati ad essere segno concreto e profetico di questa vicinanza di Dio, di questa condivisione con la condizione di fragilità, di peccato e di ferite dell’uomo del nostro tempo. Tutte le forme di vita consacrata, ognuna secondo le sue caratteristiche, sono chiamate ad essere in stato permanente di missione, condividendo “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono” (Gaudium et spes, 1)» (Omelia, Chiusura dell’anno della Vita Consacrata, 2 febbraio 2016).

Come si legge nella Lettera del Dicastero per questa XXX Giornata Mondiale della Vita consacrata, «la vostra presenza fedele, umile creativa, discreta diventa segno che Dio non abbandona il suo popolo».

Oggi voi, carissime Consacrate e carissimi Consacrati, siete un autorevole sprone per l’intera Chiesa palermitana, perché prenda parte al travaglio di questa Città a partire dalla gioia dell’Evangelo che continua ancora la sua corsa tra gli uomini e le donne che Dio da sempre ama. Noi tutti siamo consapevoli che l’Evangelo è capace di convertire i cuori a Dio e di apportare salvezza e liberazione. La Bella Notizia, unta di sapienza, esperta in umanità, contribuisce ad edificare la città degli uomini. Parola Buona che smaschera le “strutture di peccato” – che cosa è la mafia e ogni organizzazione malavitosa se non una struttura perversa di peccato? –, spinge tutti ad abbandonare le vie tortuose e ingannevoli dell’idolatria del potere, del profitto sfrenato che semina povertà e scarti umani, destabilizzazione sociale, paura, violenza, conflitti e morte.

«I nostri fondatori sono stati mossi dallo Spirito – sosteneva ancora Papa Francesco – e non hanno avuto paura di sporcarsi le mani con la vita quotidiana, con i problemi della gente, percorrendo con coraggio le periferie geografiche ed esistenziali. Non si sono fermati davanti agli ostacoli e alle incomprensioni degli altri, perché hanno mantenuto nel cuore lo stupore per l’incontro con Cristo. Non hanno addomesticato la grazia del Vangelo; hanno avuto sempre nel cuore una sana inquietudine per il Signore, un desiderio struggente di portarlo agli altri, come hanno fatto Maria e Giuseppe nel tempio. Anche noi siamo chiamati oggi a compiere scelte profetiche e coraggiose».

Nel Vangelo odierno Gesù viene riconosciuto «come segno di contraddizione, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,34-35). È efficace l’immagine usata del profeta Malachia: «Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai» (Ml 3,2). Come Simeone e Anna, anche voi, come noi tutti, siete, siamo chiamati a vivere e a tenere aperta nel mondo «la memoria amante e creatrice di Dio» (J.-P. Jossua).

I vostri e i nostri cuori, «purificati nello spirito» (Colletta), siano riempiti «del fulgore della luce perenne» (Orazione per la benedizione delle candele) che emana Gesù, il Veniente in mezzo al suo popolo. Sappiano accogliere questo «segno di contraddizione», assimilarlo e testimoniarlo con una degna condotta di vita, tendendo l’orecchio a chi non ha voce e stando accanto ai più deboli, prendendo parte alla loro sorte. Esprimano una prossimità di preghiera e di azioni concrete, da portare avanti insieme; di lettura e di discernimento per provare ad affrontare insieme le sfide delle nostre città, in particolare di questa martoriata Città di Palermo, specialmente nelle periferie urbane ed esistenziali generate dall’incuria umana e da politiche sociali spesso distanti dalla carne ferita della gente. Susciti il Signore iniziative intercongregazionali che possano contribuire a dare speranza a chi è sfiduciato e oppresso. A farlo con tutte le donne e gli uomini di buona volontà che popolano la nostra Città e che lavorano con audace costanza per il suo cambiamento.

Coraggio: «Nella diversità delle forme, una sola profezia prende corpo: restare con amore, senza abbandonare, senza tacere, facendo della propria vita la Parola per questo tempo e per questa storia» (Lettera del Dicastero per la XXX Giornata Mondiale, 2026). Grazie Signore, perché la Vita consacrata nella nostra Chiesa è e sarà, «spesso senza clamore, artigiana di pace».