Un intervento appassionato, coniugando memoria e impegno e rivolgendosi in particolare alle nuove generazioni: l’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice è intervenuto questa mattina davanti al “Vagone della Memoria” dell’Eco Museo del Mare nella Giornata della Memoria in ricordo della tragedia della Shoah e di tutte le vittime della follia nazista. Erano presenti le massime autorità civili e militari, i rappresentanti dell’ANPI, dell’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti e gli studenti dell’Istituto “Sperone-Pertini”.
«Dobbiamo mettere insieme due termini, “memoria” e “ricordare”: ricordare significa ri-dare al cuore e soltanto così saremo capaci di realizzare una vera memoria. Soprattutto ai ragazzi – ha sottolineato l’Arcivescovo ringraziando gli alunni presenti – vorrei chiedere di custodire un cuore umano e autenticamente libero, in grado di indignarsi di fronte a ogni forma di male. A maggior ragione, un cuore capace di resistenza. Questa è oggi la vera sfida: conservare la lucidità di ciò che unicamente è vero nel cuore e che l’altro deve essere sempre riconosciuto, che la dignità della persona, a qualsiasi livello, deve sempre essere riconosciuta e salvaguardata».
L’Arcivescovo ha poi offerto un riferimento concreto per leggere questo particolare momento storico: «Tutti noi, in quanto italiani, abbiamo una Costituzione che dedica un articolo proprio al tema della pace, l’Articolo 11, in cui si esprime un impegno portentoso: l’Italia ripudia la guerra. Ecco, noi dobbiamo ripudiare ogni forma di violenza e di guerra, sempre, anche nei nostri rapporti ordinari, riconoscendo la diversità dell’altro; questo significa, ancora una volta, fare memoria e ri-cordare. Soprattutto oggi noi adulti stiamo facendo trovare ai giovani una società che ha dimenticato la dignità della persona e ha dimenticato che c’è un diritto, un diritto internazionale, che sta andando in malora. Oggi tanti potenti si credono “onnipotenti” e si mettono al posto di Dio bestemmiando il nome di Dioh. Noi vogliamo invece vogliamo ribadire che nessun uomo è onnipotente e che Dio ha creato il mondo non come un campo di battaglia ma come un giardino fecondo che ha al centro l’albero della vita e della conoscenza del bene e del male. Se c’è Dio noi siamo più liberi, se non c’è più Dio ci sarà qualche uomo che vorrà prendere il suo posto».
