14 gennaio 2026 CS –10/26

Terzo anniversario della morte di Fratel Biagio Conte, Eucaristia presieduta dall’Arcivescovo di Palermo e concelebrata con i Vescovi di Sicilia presso la “Casa di preghiera di tutti i Popoli” Missione di Speranza e Carità – Omelia Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

Omelia Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

 

Carissime, Carissimi,

gustiamo ancora insieme il testo evangelico odierno: «Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”» (Mc 1,35-38).

Gesù è il Messia di Dio che ha compassione, viscere di misericordia per chi è nel dolore; che prende su di sé le sofferenze degli uomini e delle donne, le tocca con mano, se ne fa ferire. Ma Gesù non è un semplice filantropo, un guaritore, un taumaturgo, tantomeno uno che detiene poteri sovrumani da ostentare come un leader religioso o politico. I suoi interventi di guarigione, pur così attrattivi per la gente, non possono dare adito a equivoci sulla sua missione evangelizzatrice che scaturisce sempre dall’assidua preghiera vissuta «in un luogo deserto (εἰς ἔρημον τόπον)» (Mc 1,35).

Gesù non si lascia condizionare dalle aspettative della gente, da quel «tutti ti cercano» (Mc 1,35) che fa presa e che influenza – ahimè – anche i suoi discepoli. Mantiene invece il suo mandato messianico con lucida consapevolezza e determinazione: egli è venuto ad annunciare la Bella Notizia: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1,15). Dalla Galilea delle genti, da quella periferia geografica ed esistenziale, dal luogo della contaminazione culturale e religiosa, porta avanti imperterrito il suo annuncio, così da raggiungere tutti.

Proferire, annunciare le parole di Dio; la Parola di Dio. È questo anche il senso – come ci ha suggerito la prima Lettura – della chiamata di Samuele, costituito profeta per annunciare e custodire le parole di Dio per il suo popolo: «Samuèle rispose subito: “Parla, perché il tuo servo ti ascolta”. Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole. Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuèle era stato costituito profeta del Signore» (1Sam 3,19-20). Non lasciar andare a vuoto le parole di Dio. Sarà profeta del Signore e non degli uomini. Secondo il progetto salvifico di Dio, non secondo le attese e le pianificazioni umane.

Oggi ci siamo riuniti qui, insieme ai Vescovi delle Chiese di Sicilia – che saluto con gratitudine e affetto fraterno, in particolare il Cardinale Paolo Romeo e il Presidente della CESi, Mons. Antonino Raspanti –, per “ri-cor-dare” Fratel Biagio. Le Parole bibliche ascoltate ci permettono di “ri-cor-darlo” alla luce di Dio e della chiamata a lui rivolta nella Chiesa. Ed è certamente lo stesso Fratel Biagio che ci chiede di “ri-cor- darlo” secondo Dio e di liberarci da eventuali attese e logiche meramente umane. Nonché da possibili strumentalizzazioni.

Ci viene in aiuto quanto abbiamo ascoltato in 1Sam: «Il giovane Samuèle serviva il Signore». Subito dopo, però, il testo annota: «In realtà Samuèle fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore» (1Sam 3,1.7). Quasi a voler segnalare una contraddizione a cui è soggetta ogni espressione religiosa (in ogni tempo, anche oggi!). Si possono esprimere gesti di culto, professare dottrine religiose, ma senza una relazione, una conoscenza personale del Signore, senza esser stati ammaestrati e performati dalla sua Parola.

Fratel Biagio è un uomo, un cristiano, un figlio della Chiesa, che ha risposto radicalmente alla chiamata del Signore e alla missione che gli ha voluto affidare: «“Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”» (1Sam 3,10). “Ri-cor-diamolo” così fratel Biagio. “Ri-conosciamolo” così. Noi tutti siamo testimoni della sua compassione, di quel suo sguardo d’amore – secondo i sentimenti di Gesù Messia –, che si posava su quanti erano segnati da marginalità, povertà e oppressione. Profughi, senza tetto, poveri, anziani abbandonati, senza fissa dimora, affamati, emarginati. Da ogni parte del mondo. Di qualsiasi cultura, lingua e religione. Ce lo racconta ancora questo luogo da lui voluto, come tutte le case di accoglienza realizzate dalla “Missione di speranza e carità”. Chi non ha questi stessi sentimenti non può dirsi suo amico, ammiratore o simpatizzante.

Ma, soprattutto, nessuno può dimenticare che Fratel Biagio periodicamente “scappava” e si ritirava «in luoghi deserti». Spesso “spiantava la tenda” per andare pellegrino «altrove, nei villaggi vicini» o nei paesi lontani, come evangelizzatore del regno di Dio: regno di giustizia, di carità, di pace e di speranza.

Come Gesù, conformato alla sua logica – da autentico innamorato del Figlio di Dio fattosi carne nel grembo verginale di Maria – Biagio era capace di prendere le distanze dalle sue opere e dalla notorietà che ormai riscuoteva oltre i confini della nostra Isola. Era capace di anacoresi, di eremitaggio, di preghiera contemplativa, per alimentare il “livello spirituale”, «l’uomo nascosto del cuore (ὁ κρυπτὸς  τῆς καρδίας ἄνθρωπος)» (1Pt 3,4). Era questo che gli permetteva – sulla “traccia” di Gesù (cfr 1Pt 2,21) – di non lasciarsi travolgere dal “successo” e così mantenere la chiarezza della sua identità di «Piccolo servo inutile», come amava chiamarsi e firmarsi. Di non lasciarsi afferrare dalla logica del mondo.

È preziosa questa Parola che Dio oggi ci ha donato attraverso le letture bibliche. Ci permette, innanzitutto, di ringraziare ancora il Signore per il dono di Fratel Biagio e della “Missione di Speranza e carità”; di don Pino, delle Sorelle, dei Fratelli, dei Volontari e delle Volontarie, delle sorelle e dei fratelli ospiti. Ma permette, altresì, a noi che siamo radunati in questa “Casa di preghiera per tutti i popoli”, dove il corpo di Fratel Biagio è custodito in attesa del Giorno del Signore, di esser raggiunti ancora dal un suo ennesimo messaggio, dalla sua calda e franca parola. Mentre nella comunione di preghiera lo affidiamo all’abbraccio misericordioso di Dio Padre, egli attraverso questa Parola di Dio ci dice: «Ascoltate il Signore, state al suo cospetto, abitate soli con voi stessi “sotto gli occhi di colui che dall’alto ci guarda” (Gregorio Magno, Dialoghi, III, 10). Custodite fedelmente il fondamento spirituale della vocazione della Missione di Speranza e carità, il dono che lo Spirito ha fatto alla Chiesa e al Mondo di questo nostro travagliato ma promettente tempo dove si producono scarti umani e si armano i cuori e le menti per nuove e nefaste guerre di conquista».

“Dimorare” in Dio era il desiderio e l’esercizio quotidiano di Fratel Biagio e proprio per questo egli era sempre attento ai bisogni della gente e in particolare agli scarti della «globalizzazione dell’indifferenza» (Papa Francesco) e della «globalizzazione dell’impotenza» (Papa Leone XIV).

Raccogliamo con fiduciosa speranza e con fattiva responsabilità questa preziosa eredità.