29 novembre 2025 CS –98/25

Tempo di Avvento, Messaggio dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

Tempo di Avvento,

Messaggio dell’Arcivescovo di Palermo

Mons. Corrado Lorefice

 

Carissime Sorelle e Carissimi Fratelli,

iniziamo insieme con gioiosa speranza un nuovo anno liturgico con il tempo forte di Avvento, sacramento dell’attesa del compimento della storia, quando verrà nella gloria il Figlio dell’uomo, Gesù Cristo, il Crocifisso morto, risorto e asceso alla destra del Padre.

«Il nostro è un tempo – scrive Richard Carter in Lettere dal cuore della città – inquieto e inquietante. C’è sofferenza, profonda preoccupazione e incertezza. Mi chiedo se nel dolore e nell’incertezza del nostro tempo possiamo cercare Colui che è al centro di tutte le cose, Colui che ci ha creato, ci ama, ci sostiene».

La grazia dell’Avvento, Carissime, Carissimi, sopraggiunge come un tempo opportuno per ricevere una risposta compiuta a questa domanda decisiva e per intraprendere con fiduciosa costanza e lungimirante vigilanza uno struggente ed esaltante cammino di ricerca. Siamo cercatori di Gesù Cristo, il Messia di Dio venuto nella carne e ora da noi atteso nella gloria. Andiamo incontro a Colui che è la narrazione dell’Amore di Dio per noi uomini, del Dio che ha rivelato il suo volto nel Bambino nato a Betlemme, crocifisso fuori le mura di Gerusalemme e sepolto nel sepolcro nuovo del giardino del Golgota trovato vuoto il giorno dopo il sabato quand’era ancora buio (cfr Gv 19,41; 20,1), risorto per fecondare nella potenza dello Spirito il mondo e la storia di eternità, per introdurci nel giorno nuovo che non conosce tramonto.

«Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina» (Lc 21,28). È l’annunzio che risuona in questo tempo di Avvento. Esso ridesta in noi la certezza della parusia del Signore Gesù, il ritorno nella gloria dell’Amore crocifisso e vittorioso perché Dio sia tutto in tutti e la pace del suo Regno sia eredità eterna dell’unica famiglia umana trasfigurata dallo Spirito.

L’Avvento è il tempo in cui tutti siamo chiamati a rialzare ‘lo sguardo dell’amore’. Vorrei definirlo tempo propizio della ‘risposta d’amore’ a Colui che ci ha amato fino a farsi uno di noi, come noi, fino a morire per noi e a risorgere per noi. Per questo Egli è desiderato, atteso, voluto e invocato fino al ‘travaglio’ delle lacrime, autentiche sentinelle della nostra costanza nella vigilanza e nella preghiera.

La Chiesa – noi discepoli e discepole di Cristo – siamo, come si legge in 2Tm 4,8, «coloro che hanno amato la sua manifestazione (ἠγαπηκόσι τὴν ἐπιφάνειαν αὐτοῦ)». Per questo desideriamo ardentemente che il Signore affretti la sua venuta definitiva, sostenuti – soprattutto nel tempo liturgico dell’Avvento –, dalle parole dell’Apostolo Pietro: «Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po’ afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell’oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione (ἀποκαλύψει) di Gesù Cristo: voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui» (1Pt 1,6-8).

Come risuonano attuali – seppur con il lessico del XIX secolo – le parole di V. Fornari che ci invitano a guardare al mondo e a tutte le sue contraddizioni con uno sguardo di fiduciosa attesa, con gli occhi stessi di Colui che «viene dal futuro» (J. Grosjean, Il Messia): «Gesù Cristo così venne al mondo, come arriva a noi una persona di cui abbiamo già udito il suono de’ passi. Il suono della venuta fu prima debole, come suole, e di lontano, e poi forte e vicino; ma incominciato infin dal principio, e poi continuato senza intermissione, e in sull’ultimo così chiaro, che allora tutte le cose parvero voci di annunzio, e il mondo non essere altro se non tutto quanto una preparazione di Cristo» (Della vita di Gesù Cristo).

Non dobbiamo fuggire dal travaglio del mondo. È qui che noi attendiamo con ferma speranza la manifestazione del Signore Gesù. E lo attendiamo saldi e coerenti con le opere della virtù escatologica dell’amore, della carità e della fraternità, soprattutto in questo tempo che conosce il raffreddamento dei cuori e la perdita dell’aspirazione alla fraternità universale e alla pace tra i popoli.

Questo tempo, Carissime, Carissimi, ci spinge ad essere «consci del momento cruciale (εἰδότες τὸν καιρόν)», e a viverlo secondo l’esortazione di Paolo Apostolo alla comunità di Roma: «Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore. Questo voi farete, consapevoli del momento opportuno: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri» (Rm 13,8-14).

Desidero augurarvi con queste sublimi parole poetiche di J. Grosjan un fecondo tempo di Avvento: «Avete ascoltato il Nazareno e vi lasciate distrarre dall’oggi? Non sentite il respiro dell’aria che vi sta accanto? Almeno osservate questo cespuglio mosso dall’aria. Ecco, guardate…» (Il Messia).

Ci accompagni, «nel tempo in cui viviamo il nostro esilio / guardando a cieli nuovi e a terra nuova», l’afflato orante della strofa di un inno di Avvento: «Nel tempo che s’affretta al compimento / la chiesa sia la sposa fatta bella / e desto il cuore al passo dell’Amato intoni il canto nuovo dell’amore» (Bose, Inno Nel tempo in cui viviamo il nostro esilio).

Tutte e tutti abbraccio e benedico nel Signore Veniente e nella Vergine dell’Attesa.

 

29 novembre 2025                                                          + Corrado, Arcivescovo

 

 

 

Nota: il Messaggio per l’Avvento è stato offerto dall’Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice in occasione della Veglia celebrata nella Chiesa Cattedrale questa sera alle ore 21.00. L’Avvento è il periodo liturgico che precede il S. Natale, durante il quale la Chiesa si prepara alla nascita di Gesù. È un tempo di attesa e speranza che dura circa quattro settimane, segna l’inizio del nuovo anno liturgico e culmina con la Vigilia di Natale. La parola “Avvento” deriva dal latino “adventus”, che significa “venuta”. La Veglia sarà preceduta, alle ore 20.00, dal rito di ammissione al catecumenato di 8 giovani seguiti dal Servizio diocesano per il Catecumenato il cui Responsabile è don Daniele Comito.