26 settembre 2026 CS --94/26

Si celebra la 112° Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, 27 settembre 2026 – Mons. Corrado Lorefice: “Migranti e rifugiati sono i piccoli del Vangelo”

Si celebra la 112° Giornata mondiale

del Migrante e del Rifugiato

27 settembre 2026

 

Mons. Corrado Lorefice:

“Migranti e rifugiati sono

i piccoli del Vangelo”

 

Con queste parole l’Arcivescovo di Palermo mons. Corrado Lorefice, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione permanente della CEI sulle Migrazioni, richiama il senso della 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che sarà celebrata domenica 27 settembre 2026. Papa Leone XIV l’ha dedicata ai minori migranti e rifugiati scegliendo il tema «Anche uno solo di questi bambini», ispirato alle parole di Gesù: «E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me» (Mt 18,5).

Il tema esprime la sollecitudine della Chiesa verso i bambini e gli adolescenti coinvolti nell’esperienza della migrazione e della fuga. Invita ogni comunità a riconoscere in ciascuno di loro una vita da proteggere e una storia da ascoltare. Come ricorda Leone XIV, «la realtà è che i poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo» (Dilexi te, 110).

Nella città di Palermo, al 1° gennaio 2025, risiedevano 25.948 cittadini stranieri, pari al 4,1% della popolazione. Molti bambini e ragazzi crescono nelle nostre scuole e nei nostri quartieri, spesso nati in Italia o arrivati nei primi anni di vita. Le loro esperienze mostrano una risorsa che la scuola e il Paese faticano ancora a riconoscere pienamente. Insieme ai loro coetanei italiani, costituiscono un patrimonio umano giovane, plurilingue e capace di muoversi tra culture diverse.

Queste nuove generazioni contribuiscono a ridefinire in senso positivo il tessuto sociale e culturale di Palermo, rafforzandone il volto interculturale. Restano, tuttavia, disuguaglianze rilevanti: la dispersione scolastica, le difficoltà di accesso a percorsi formativi e lavorativi qualificati e il rischio di marginalità sociale.

Accanto a queste presenze ormai radicate vi sono i minori stranieri non accompagnati, cioè bambini e adolescenti arrivati in Italia senza genitori o altri adulti legalmente responsabili. Al 31 dicembre 2025 erano 17.011 in tutto il Paese. Le cittadinanze più rappresentate erano quella egiziana, ucraina e bangladese. Nello stesso anno la Sicilia è stata la principale regione di primo arrivo: vi sono stati registrati 7.892 ingressi, quasi la metà del totale nazionale. La regione ospitava inoltre 1.979 posti attivi della rete SAI dedicati ai minori, pari al 29,7% della disponibilità nazionale. Nel solo progetto SAI del Comune di Palermo sono previsti 240 posti per minori non accompagnati.

Questi dati confermano la centralità della prima accoglienza, ma mostrano anche la necessità di percorsi duraturi di protezione e inclusione. La scuola svolge un ruolo decisivo. Una ricerca condotta tra il 2020 e il 2022 ha rilevato che soltanto un minore straniero non accompagnato su cinque aveva avuto accesso a un percorso scolastico condiviso con i coetanei e alla possibilità di conseguire un titolo di studio. Gli altri rimanevano fuori dalla scuola, spesso sospesi tra strutture di accoglienza, procedure amministrative e la necessità di lavorare per sostenere sé stessi o la propria famiglia.

La presenza di questi ragazzi, però, può trasformare la scuola. Un adolescente che ha attraversato il Mediterraneo o i Balcani e sceglie di imparare una nuova lingua porta in classe una testimonianza di coraggio, socialità e motivazione che nessun programma potrebbe trasmettere allo stesso modo. La sua storia diventa un libro da leggere con attenzione e rispetto. (Simone M. Varisco, Migrantes Online)

Durante il viaggio e dopo l’arrivo, i minori non accompagnati possono subire gravi violazioni dei loro diritti. Bambine e ragazze, pur essendo numericamente meno numerose, risultano particolarmente esposte al rischio di tratta, sfruttamento lavorativo e sessuale. Anche per i ragazzi il pericolo di violenze, ricatti e sfruttamento può accompagnare l’intero percorso migratorio.

L’affidamento familiare dovrebbe essere favorito quando risponde al superiore interesse del minore, ma riguarda ancora un numero limitato di casi. La maggior parte dei ragazzi viene accolta in strutture dedicate. La normativa consente, in condizioni eccezionali e temporanee, il ricorso a strutture straordinarie per minori; proprio per questo è necessario rafforzare il sistema ordinario SAI, che offre percorsi più adatti di tutela, accompagnamento e inclusione.

Un’altra criticità è rappresentata dagli allontanamenti volontari dalle strutture di accoglienza. Nel 2025 sono state registrate in Italia 25.358 segnalazioni di scomparsa, riferite a 22.065 persone. Le segnalazioni riguardanti minorenni sono state 17.942; 12.959 si riferivano a minori stranieri. Questi numeri non coincidono necessariamente con altrettante persone diverse, ma indicano comunque un fenomeno grave: molti adolescenti si sottraggono ai percorsi di protezione e rischiano di diventare invisibili, esposti allo sfruttamento e alla criminalità.

Dal 12 giugno 2026 è divenuto applicabile il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. La sua attuazione dovrà essere valutata con particolare attenzione per evitare che procedure accelerate, accertamenti dell’età o sistemazioni non adeguate aggravino i traumi già vissuti dai minori. Il principio guida deve rimanere il superiore interesse di ogni bambino e adolescente, insieme al diritto a un’accoglienza sicura e a un accompagnamento personalizzato. (Mariacristina Molfetta, Migrantes Online)

Ieri come oggi siamo chiamati a convertirci, cioè a cambiare mentalità. Papa Leone XIV ci ricorda: «Anche i cristiani, in tante occasioni, si lasciano contagiare da atteggiamenti segnati da ideologie mondane o da orientamenti politici che portano a ingiuste generalizzazioni e a conclusioni fuorvianti. […] Non è possibile dimenticare i poveri, se non vogliamo uscire dalla corrente viva della Chiesa che sgorga dal Vangelo e feconda ogni momento storico» (Dilexi te, 15).

Per non dimenticare l’ospitalità (cfr. Eb 13,2) e per non lasciarci rubare la gioia del Vangelo, l’Ufficio Migrantes dell’Arcidiocesi di Palermo animerà la Giornata di domenica 27 settembre. Durante la mattina, giovani migranti porteranno la loro testimonianza nelle celebrazioni eucaristiche di alcune chiese del centro storico, tra cui San Nicolò di Bari all’Albergheria, San Nicolò da Tolentino e Sant’Antonino.

Nel pomeriggio, a partire dalle ore 15.00, l’Oratorio salesiano Santa Chiara, a Ballarò, ospiterà attività di gioco e incontro per i giovani. Contemporaneamente, negli spazi dell’oratorio, adulti e famiglie potranno partecipare all’incontro «A chi appartieni? Per un confronto interculturale su infanzie, adolescenze e famiglie», animato da Gisella D’Addelfio, docente di Pedagogia generale e Filosofia dell’educazione all’Università degli Studi di Palermo.

Migranti e rifugiati, i piccoli del vangelo

Mons. Corrado Lorefice, Presidente Cemi e Fondazione Migrantes

(Migranti Press, 7-8, settembre 2026)

 

In un tempo abituato a contare i morti e a considerare un nulla la vita di ogni creatura, il tema scelto da papa Leone XIV per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2026 ricorda a tutti che ogni esistenza brilla agli occhi di Dio. È incredibile la critica mossa alla comunità cristiana, accusata di «buonismo» e di «fare politica» quando parla di accoglienza. La Chiesa non anima sentimentalismi e non fa politica: fa Vangelo. E da qui una visione di polis, di città umana e umanizzante. Alla fine della vita, infatti, saremo giudicati non sul potere, non sul successo, ma sull’amore. Questo vuol dire che di fronte al povero, al sofferente, al bambino, non ha senso cercare spiegazioni o retropensieri. Vanno accolti, e basta. Non come si accoglie un “poveraccio”, ma come chi ha qualcosa da dirti e da darti. Quando capiremo che l’altro è quell’oltre che ci porta a pienezza? Quando capiremo che solo stando accanto ai deboli si scopre la dolcezza dell’anima e del corpo di cui parla Francesco d’Assisi nel suo Testamento? Il Padre misericordioso non chiede al figlio «perché sei tornato»: sei tornato, sei venuto, sei un figlio, un fratello. Altro non serve. Oggi i migranti e i rifugiati sono i piccoli del Vangelo. Dio si ricorda di loro. Esistenze irripetibili, volti presenti singolarmente alla memoria del Padre, che giungono a ribaltare le nostre idee religiose e a metterci di fronte a uno scandalo mai sopito: sono loro il volto di Dio, perché con loro si è identificato il Figlio di Dio. Il modo in cui li trattiamo è la cartina di tornasole della veridicità del nostro rapporto con Dio. Dirsi cristiani e non accogliere è una contraddizione assoluta. D’altronde, Gesù è fuggito in Egitto per insegnarci che Dio non conosce frontiere. La famiglia di Nazareth che varca il confine benedice tutti gli attraversamenti di frontiera. Fuggire dagli Erodi che non guardano negli occhi i bambini è, a volte, l’unico modo per dare un futuro ai propri figli. La storia è nata e rinata da un bambino a Betlemme, così la storia dell’umanità rinasce ogni volta che un bambino viene custodito. Custodire i bambini è forse, oggi, il compito più urgente che ci sia dato. «Una madre a Gaza non dorme… Ascolta il buio, ne controlla i margini, filtra i suoni uno ad uno / […] per cullare i suoi bambini. / E dopo che tutti si sono addormentati, / si erge come uno scudo di fronte alla morte» (Ni’ma Hassan). Una madre a Gaza. Una madre in tutti i teatri di guerra del mondo. In questa veglia senza sonno si condensa tutto il senso di questa nostra Giornata: perché anche un solo bambino, un solo volto, una sola vita, vale come il mondo intero agli occhi di Dio e, se vogliamo davvero dirci suoi discepoli, anche ai nostri.